«Si tratta di una prosecuzione della sua politica precedente: guardare a destra perché nulla cambi. Messo da parte il rispetto che ho per il cardinale Camillo Ruini, dall’intervista al Corriere della Sera emerge la difesa di una linea che, a mio parere, è stata suicida, ovvero quella di clericalizzare popolo ed ex partiti di ispirazione cristiana. Alla fine della Dc con la crisi negli anni Novanta, Ruini si è assunto il compito essere leader politico di un parte di cattolicesimo italiano. Nemmeno don Sturzo era stato tanto clericale». Un vero guaio, cui si aggiunge quello di aver creduto «all’ancoraggio di Silvio Berlusconi, come quello di sottostimare la sinistra cattolica. Piuttosto Ruini i quegli anni avrebbe dovuto pensare all’unità di valori dei cattolici. Da parte del già presidente della Cei e da chi ha avuto responsabilità e influenza in un lungo periodo in Italia, mi piacerebbe sapere perché proprio in quegli anni sia cominciata a peggiorare la diserzione dei cattolici alla messa domenicale. Sarebbe appropriata una sua analisi».

Sull’idea di un nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana e sul relativo Manifesto Linkiesta.it ha domandato una valutazione a un osservatore esterno quale Francesco Mazzucotelli, docente di Storia della Turchia e del Vicino Oriente all’Università di Pavia e attivo nel tessuto cattolico bergamasco.

«Credo che siano da tenere in conto alcuni fattori al riguardo: il disagio verso una destra italiana che non riesce a partorire un partito moderato presentabile, i punti di domanda a un Pd che (nato con l’idea di fondere a freddo cattolici democratici, liberali ed ex comunisti) non ha ancora trovato una sua fisionomia al di fuori dell’obiettivo di vincere le elezioni e la difficoltà dei cattolici “progressisti” nei riguardi di tutto ciò che sta variamente a sinistra del Partito Democratico. Quest’area, che pure avrebbe potuto essere attrattiva su una serie di temi (per esempio, sociali e ambientali) a prescindere dalle diversità sui cosiddetti temi etici, continua a essere percepita come respingente nei confronti dei cattolici e dei credenti in generale».

Per Mazzucotelli «il Manifesto è interessante perché, invece dei temi etici declinati come valori non negoziabili, tanto cari a Ruini, mette al centro alcuni snodi antropologici come il primato dell’umano sulle macchine, la tutela del creato e il rifiuto di una concezione maggioritaria della politica (evidentemente non si riferiscono solo al sistema elettorale). Interessante è pure la critica alla disintermediazione e il richiamo al valore dei corpi intermedi come luoghi di composizione e di sintesi degli interessi.
Dall’altra parte la critica del capitalismo e della finanziarizzazione dell’economia è accompagnata dal riconoscimento del valore del mercato e dell’impresa, riproponendo il modello dell’economia sociale di mercato fuori tempo massimo, cioè non considerando sufficientemente la crisi della socialdemocrazia. Il documento critica un approccio puramente caritatevole e paternalistico nelle politiche di contrasto alla povertà, ma non entra nelle forme di redistribuzione a monte della ricchezza e nei meccanismi che strutturalmente causano le sperequazioni».

Ma l’accademico lombardo, che rileva come il «Manifesto raccolga una serie di sentimenti che ho colto negli ultimi mesi in una parte del cattolicesimo che conosco e che, in grezza sintesi, lamentava di non sentirsi politicamente a casa da nessuna parte), non nasconde le sue perplessità su «quanto un eventuale partito, basato su questo Manifesto, possa avere una sua agibilità. Lo spazio di centro è già occupato da diversi personaggi come Cottarelli, Calenda, Renzi (con la ministra della Famiglia) e lo stesso Conte. Certo, per una serie di temi e di sensibilità questo soggetto potrebbe avere uno spazio a sinistra, soprattutto quando quest’ultima è ormai ridotta a un “significante vuoto” (per usare le parole di alcuni/alcune esponenti di punta), ma tanto dipenderebbe dalla sua politica economica e in materia di lavoro».

Insomma, si starà a vedere, con buona pace del no di Ruini.

 

 

 

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