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Che ne sarà dell’Ilva e dei suoi lavoratori? I tempi stringono e i fondi scarseggiano

L’Ilva è ormai agli sgoccioli, sta per rimanere senza soldi e senza risorse. Si può creare una situazione di grande instabilità per la città di Taranto e per tutte le famiglie che dipendono dal futuro dell’azienda.

Il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, ha incontrato oggi il sindaco di Taranto, Rinaldo a Melucci, del Pd, per un confronto sulle iniziative da assumere a stretto giro sulla questione dell’Ilva, considerato che tardano a venire le decisioni del governo su tutela ambientale e salvaguardia dei posti di lavoro, sia diretti che indiretti.

Per la prosecuzione dell’attività dell’acciaieria, si avvicinano scadenze importanti: a fine settembre la cassa aziendale sarà a secco e il 15 settembre si conclude la proroga dei commissari decisa a fine giugno dal ministro Luigi Di Maio.

“Tutta la città di Taranto, le famiglie e i lavoratori dell’azienda – ha dichiarato il segretario dem Martina- meritano risposte serie e immediate sul futuro della fabbrica e della città, sugli investimenti programmati in questi anni per Taranto da Ilva, sul contratto istituzionale di sviluppo, sulla zona economica speciale per il porto. Non serve la propaganda, prima il governo chiarisce cosa intende fare, meglio è per tutti”.

ilva

“La tutela ambientale, della salute e del lavoro -ha aggiunto- ora esigono responsabilità e scelte precise. Noi ci associamo all’iniziativa delle organizzazione sindacali e dell’impresa perché ora non è più tempo di rinvii”.

“Se la cassa si prosciuga definitivamente, se l’attesa svolta dell’Ilva tarda a manifestarsi perché prevalgono ancora incertezze, rinvii e indecisioni, come purtroppo sta avvenendo in queste settimane, è chiaro che si determina a Taranto una situazione di grande instabilità, di ordine pubblico direi. Perché’ l’Ilva con la cassa a secco vuol dire una cosa molto semplice: che non é più un grado di pagare i suoi dipendenti e le aziende dell’indotto. Con l’Ilva prossimamente all’asciutto, è evidente che si innesca una catena pericolosa che coinvolge sul territorio, tra diretti e indiretti, circa 15mila addetti.

Il sindaco di Taranto e il presidente di Confindustria Taranto hanno concordato sulla necessità di redigere un documento che sia rappresentativo delle istanze e delle preoccupazioni del territorio e che contenga, al tempo stesso, un invito al Governo a decidere al più presto.

Sia il Comune di Taranto che Confindustria temono i contraccolpi sociali ed economici che possono derivare dal complicarsi della situazione dell’Ilva, ritenuta già oggi problematica. Il documento, una volta redatto, sarà sottoposto ai sindaci dell’area, ai sindacati, alle organizzazioni ed associazioni maggiormente rappresentative per essere inviato poi al Governo. Il documento, si apprende, sarà messo a punto in tempi molto brevi.

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