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Chi è Orlando, l’ex ministro Dem che ha scelto di non far parte del governo M5S-Pd

RITRATTO

Spezzino, famiglia di origine campana, studi di Giurisprudenza a Pisa (senza conseguire però la laurea: ha avuto la meglio la passione per la politica…), un volto “da ragazzo” nonostante i suoi 50 anni, tifoso della Fiorentina, Andrea Orlando non sarebbe stato nuovo a esperienze di governo: appartenente alla corrente interna dei Giovani turchi, è stato ministro dell’Ambiente nell’esecutivo Letta, quindi alla guida del dicastero della Giustizia con Renzi presidente del Consiglio prima e Gentiloni poi

di An.C.

3 settembre 2019


default onloading picAndrea Orlando (nella foto Ansa) è vicesegretario del Pd insieme a Paola De Micheli

3′ di lettura

Alla fine ha deciso di non entrare nel governo M5S-Pd che sta nascendo in queste ore, nella convinzione che, ha scritto il Dem Andrea Orlando sul suo profilo Facebook, «la scommessa che stiamo facendo si gioca in larga parte nella società e in questo senso sarà determinante il ruolo del nostro partito». Ed è proprio l’impegno nel partito, di cui oggi è vicesegretario vicario, a fare da costante nel suo percorso politico.

Spezzino, famiglia di origine campana, studi di Giurisprudenza a Pisa (senza conseguire però la laurea: ha avuto la meglio la passione per la politica…), un volto “da ragazzo” nonostante i suoi 50 anni, tifoso della Fiorentina, Andrea Orlando non sarebbe stato nuovo a esperienze di governo: appartenente alla corrente interna dei Giovani turchi, è stato ministro dell’Ambiente nell’esecutivo Letta, quindi alla guida del dicastero della Giustizia con Renzi presidente del Consiglio prima e Gentiloni poi.

Il suo è un percorso politico che incrocia le principali tappe che hanno caratterizzato la sinistra italiana. Orlando comincia a fare politica molto presto. Nel 1989, a vent’anni, è segretario provinciale della Federazione giovanile comunista italiana. Un anno dopo è eletto nel consiglio comunale di La Spezia nelle file del Pci. Dopo la svolta della Bolognina che sancisce la fine del Partito comunista italiano, è rieletto con il Partito Democratico della Sinistra, di cui diviene capogruppo nel consiglio comunale della sua città nel 1993. Due anni dopo è segretario cittadino del partito. Nel 1997, primo degli eletti in consiglio comunale, è nominato assessore dal sindaco di La Spezia Giorgio Pagano, prima alle attività produttive e poi alla pianificazione territoriale, incarico che svolge sino alle elezioni del 2002. Nel 2000, entra a far parte della segreteria regionale come responsabile degli enti locali dei Democratici di Sinistra e nel 2001 diventa segretario provinciale; poi, nel 2003, è chiamato alla direzione nazionale del partito da Piero Fassino, prima con il ruolo di vice responsabile dell’organizzazione, poi come responsabile degli enti locali.

Nel 2006 è nominato responsabile dell’organizzazione: entra a far parte della segreteria nazionale del partito. Quello stesso anno si candida alle Politiche: è eletto nelle liste de L’Ulivo nella X circoscrizione (Liguria). Allo scioglimento dei Ds, aderisce al Partito Democratico, diventandone responsabile dell’organizzazione nella segreteria nazionale del segretario Walter Veltroni.

Alle politiche del 2008 è rieletto per il Partito Democratico alla Camera dei deputati nella circoscrizione Liguria. In quella legislatura è membro della commissione Bilancio della Camera e componente della Commissione parlamentare antimafia. Nel 2008 diventa portavoce del Pd nella segreteria nazionale di Veltroni. Viene confermato nell’incarico dal nuovo segretario Dario Franceschini.

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