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Chi è Zingaretti, il segretario che guarda a sinistra nel Pd post renziano

A Nicola Zingaretti è associato un numero: 201.784. Sono i consensi che un anno fa, in occasione delle elezioni regionali del Lazio, ha ottenuto in più rispetto a quelli che la coalizione di centrosinistra e Liberi e Uguali ha registrato, lo stesso giorno, alle politiche. Da allora per l’ex segretario dei Ds di Roma, riconfermato alla guida della Regione Lazio, la strada verso le primarie e la segreteria nazionale del Nazareno è stata, in un certo senso, quasi obbligata.

Dalla sinistra giovanile all’Europarlamento
Ma chi è Zingaretti? Nato a Roma, 53 anni, sposato, due figlie, fratello minore di Luca, volto televisivo del commissario Salvo Montalbano, soprannominato “Zinga”, Nicola Zingaretti ha iniziato giovanissimo la carriera politica. Nel 1982, a 17 anni, ha preso parte al movimento per la pace, ed è stato tra i fondatori dell’associazione di volontariato antirazzista “Nero e non solo”. Tra il 1985 e il 1989 è stato segretario comunale di Roma della Fgci (Federazione giovanile comunista italiana). Nel 1991 è stato eletto Segretario nazionale della Sinistra Giovanile e l’anno successivo è consigliere comunale di Roma. Nel 2000 è eletto Segretario dei Democratici di Sinistra di Roma e il passo successivo, nel 2004, è l’elezione al Parlamento Europeo nella lista Uniti nell’Ulivo.

L’impegno europeo
Eletto a Strasburgo con 213.000 preferenze, diventa presidente della delegazione italiana nel Partito Socialista Europeo. All’Europarlamento Parlamento Zingaretti si occupa di protezione dei consumatori, volontariato, disabilità e diritti civili. Ma lavora anche in difesa dell’industria tessile europea e per il “made in Italy”.

La corsa vittoriosa alla Provincia di Roma
Sono quelli gli anni del “Modello Roma” – il centrosinistra che amministra la città e vince – rappresentato dal sindaco della Capitale Walter Veltroni. Nel 2008, Zingaretti viene candidato dal centrosinistra alla presidenza della Provincia di Roma, mentre l’ex sindaco Francesco Rutelli è scelto per sfidare Gianni Alemanno nella corsa al Campidoglio, che si svolge in contemporanea. Zingaretti viene eletto, mentre il centrosinistra subisce il trauma della “perdita di Roma”.

La ricostruzione del Pd regionale
Nel 2010 il centrosinistra viene sconfitto anche nella Regione Lazio, conquistata dal centrodestra con Renata Polverini. Il Pd locale implode, iniziando quella guerra interna che porterà il partito al commissariamento. Sarà proprio Zingaretti il maggiore artefice della ricostruzione del partito. Nel 2012, lui ex Ds, si fa promotore dell’elezione a segretario regionale di Enrico Gasbarra, deputato ex popolare e predecessore di Zingaretti alla guida della Provincia di Roma. L’operazione funziona, e le varie anime del Pd si ricompattano attorno all’asse Zingaretti-Gasbarra.

La candidatura mancata per il Campidoglio
Per Zingaretti è fondamentale avere un partito forte alle spalle, perché presto inizierà una battaglia che il Pd non può perdere: la riconquista del Campidoglio. Zingaretti annuncia la sua volontà di candidarsi per il 2013 come sindaco di Roma. Ma poi succede l’imprevisto: la giunta regionale di centrodestra cade per le dimissioni anticipate di Renata Polverini. Zingaretti vira l’obiettivo e diventa il candidato governatore del Lazio con una coalizione larga di centrosinistra (compresa l’allora Sel).

La conquista della Regione Lazio e il «bis»
Nel 2013 Zingaretti diventa governatore del Lazio con un ampio consenso: 40,7% contro il 29,3% di Francesco Storace (centrodestra). Durante la consiliatura il governatore si tiene lontano dalle lotte di partito, anche se non manca di dare il proprio consenso a tutti gli sfidanti di Matteo Renzi, alla premiership prima e alla segretaria nazionale poi: Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo e Andrea Orlando. A differenza di Renzi che rompe a sinistra, Zingaretti tiene sempre stretti anche i rapporti con i fuoriusciti del Pd che poi daranno vita a Liberi e Uguali. Il governatore si tiene fuori anche dal processo di ricostruzione del Pd romano dopo lo scandalo di Mafia Capitale, che di fatto è appannaggio dei renziani (il primis Matteo Orfini). Nel marzo 2018 è stato il primo presidente rieletto della Regione Lazio.

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