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Consiglio di Stato, Silvio Berlusconi indagato per corruzione in atti giudiziari

L’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è indagato alla Procura di Roma con l’accusa di concorso in corruzione in atti giudiziari. L’inchiesta è quella sul presunto «sistema tangentizio» che ci sarebbe stato nel massimo organo della giustizia amministrativa, il Consiglio di Stato. Il procedimento rientra nei maxi accertamenti del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Stefano Fava, che stanno ricostruendo la rete di presunte mazzette veicolate a vari livelli dall’avvocato Piero Amara, accusato di aver orchestrato il «sistema» grazie a una rete di magistrati compiacenti.

Il procedimento Mediolanum
L’iscrizione del leader di Forza Italia è legata alla decisione di Bankitalia di far cedere a Berlusconi quote di Banca Mediolanum. Stando alla ricostruzione, Bankitalia aveva obbligato Berlusconi a cedere le quote eccedenti il 9,9% di Banca Mediolanum facenti capo a a Fininvest (socia al 29,9% dell’istituto) dopo la condanna nel processo Mediaset. Il provvedimento fu inutilmente impugnato davanti al Tar Lazio, che diede ragione a Bankitalia. Ed è al Consiglio di Stato che avviene un cambio di rotta: i giudici di Palazzo Spada, in accoglimento di una richiesta dei legali di Berlusconi, emettono prima una ordinanza che sospende la decisione della Banca centrale poi una sentenza con cui danno ragione all’ex presidente del Consiglio. Con Berlusconi ci sono altri indagati: Roberto Giovagnoli, giudice estensore della sentenza datata 3 marzo 2016, l’ex funzionario della Presidenza del Consiglio, Renato Mazzocchi e l’avvocato romano Francesco Marascio.

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Il manoscritto e la sentenza
I presunti illeciti emergono a luglio del 2016, quando gli investigatori della Guardia di finanza compiono una perquisizione nell’abitazione di Mazzocchi, l’ex funzionario di Palazzo Chigi indagato di riciclaggio. Salta fuori denaro contante per 237mila euro e documenti, tra i quali una copia della sentenza Bankitalia-Fininvest, la n. 00882/2016, sulla quale era appuntato «gli avvocati di B. (Berlusconi, ndr) hanno incontrato» soggetti «al Consiglio di Stato». Assieme alla sentenza c’era anche un «manoscritto». Ed è proprio su quest’ultimo documento che si sono concentrati gli accertamenti investigativi, perché sono emersi inquietanti collegamenti proprio con quella sentenza di favore per il Cavaliere. Stando alle indagini, infatti, il «manoscritto» sarebbe precedente alla decisione dei giudici di Palazzo Spada e presenterebbe diverse connessioni con il testo della sentenza stessa. Un aspetto che sta portando gli inquirenti a ritenere che quel provvedimento sia stato «manipolato».

“Il fascicolo conta 31 indagati, tra i quali il giudice Sergio Santoro, l’ex ministro Francesco Romano, l’ex governatore della Sicilia Raffaele Lombardo e Filippo Paradiso, collaboratore della segreteria di Matteo Salvini”

L’inchiesta 

Amara il «manovratore»
Si tratta, ovviamente, di ipotesi preliminari sulle quali i magistrati stanno svolgendo le dovute valutazioni, al fine di chiarire effettivamente se quel «manoscritto» sia realmente precedente alla sentenza. Di certo, però, sullo sfondo della vicenda c’è Mazzocchi, ritenuto dai pm «il referente di persone interessate (…) a giudizi amministrativi», l’avvocato siciliano Piero Amara, sospettato di manovrare interessi privati al Consiglio di Stato, e l’ex giudice amministrativo Nicola Russo, già indagato in due diverse inchieste dei magistrati di Roma, anche con l’accusa di corruzione.

Il «sistema»
Il fascicolo conta 31 indagati. Risultano, tra gli altri, il presidente di sezione del Consiglio di Stato Sergio Santoro, Francesco Saverio Romano, ex ministro col governo Berlusconi III, Raffaele Lombardo, ex governatore della Regione Sicilia, e Filippo Paradiso, funzionario del ministero dell’Interno, collaboratore della segreteria di Matteo Salvini. La posizione di Santoro risulta tra le più delicate, trattandosi di un giudice in servizio. A settembre scorso era stata data per certa la sua nomina a presidente del Consiglio di Stato, incarico finito in extremis al giudice Filippo Patroni Griffi. Santoro attualmente è presidente di sezione del Consiglio di Stato, inoltre ha ricoperto l’incarico di presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ed è stato anche presidente dell’Associazione nazionale magistrati della giustizia amministrativa.

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