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Conte bis, totoministri: ipotesi Gabrielli o Cantone per il dopo Salvini al Viminale

il negoziato

Mercoledì nuova, e decisiva, giornata di trattative serrate verso un possibile governo giallo-rosso. Sul tavolo, intrecciato con il programma, il toto-ministri: dal ruolo di Di Maio al “peso” dei renziani

27 agosto 2019


Crisi di governo: il duello sui ministri

4′ di lettura

Il profilo di Giuseppe Conte, il nodo dei vicepremier, la ripartizione dei ministri anche negli equilibri interni a M5s e Pd, l’ingresso di fichiani e renziani nel governo. Si gioca su più livelli la trattativa per la nascita del governo giallorosso. Il filo diretto tra Nicola Zingaretti e Conte aiuta a sbloccare il dialogo, ma per ora non sembra aver risolto i nodi di fondo.

Tant’è vero che mercoledì mattina alle 8,30 è previsto un nuovo confronto tra le delegazioni dei due partiti, con i capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva per il M5S e quelli del Pd Graziano Delrio e Andrea Marcucci .

Lo “strappo” di Calenda
Il Pd starebbe dialogando a distanza anche con Davide Casaleggio e Beppe Grillo, per ottenere da Di Maio quella discontinuità che ad ora, da schemi e
nomi, non sembra emergere. Anche se vengono fissati tasselli, come l’incarico di ministro dell’Economia per un esponente Pd di alto profilo o un tecnico di area. Si profila, intanto, anche una doppia partita tutta interna ai Dem. La prima è quella sulla delegazione renziana: Matteo Renzi avrebbe chiesto tre o quattro ministri, altrimenti resterà fuori da un governo “amico” ma verso il quale serberà mani libere. La seconda riguarda l’ex ministro dello Sviluppo Economico e ora eurodeputato Carlo Calenda: da sempre ostile a un accordo con il M5S, Calenda ha nel recente passato ventilato persino una possibile uscita dal Partito democratico . E quasi a conferma della sua “linea dura” martedì sera ha fatto sapere all’Ansa che mercoledì non prenderà parte alla direzione Pd.

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Il ruolo di Conte e il nodo vicepremier
Prima di salire al Colle per le consultazioni servirà un nuovo vertice di Di Maio e Conte con Zingaretti e Orlando. Bisogna decidere sui vicepremier, innanzitutto. Il M5s non molla il suo schema: tenere due vice, Luigi Di Maio e per il Pd Andrea Orlando (o, meno probabile, Dario Franceschini), anche per permettere che il premier Conte conservi il profilo ‘super partes’ che finora lo ha contraddistinto. Zingaretti però continua a invocare per Conte un ruolo più politico , da esponente del M5s (e interlocutore del Pd): non cede perciò sulla richiesta di un vicepremier unico (lasciando che Conte scelga per Palazzo Chigi un sottosegretario di sua fiducia). Su questo si tratta in queste ore, per poi sciogliere – a ricasco – tutti gli altri nodi.

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