
«Non avrà problemi a far sì che il leader della Lega si assuma la paternità di questa crisi», trapela da Palazzo Chigi. E ribalterà la narrazione leghista del “Governo del no”, ricordando tra l’altro il lavoro sul fronte investimenti: le cabine di regia, i contratti istituzionali di sviluppo, il piano anti-dissesto idrogeologico, lo sblocco di tante opere da parte del Cipe. Quel «metodo» che rimarca come tratto distintivo del suo operato.
Nei due partiti di maggioranza si naviga a vista. I Cinque Stelle, riuniti ieri in assemblea congiunta, hanno rinviato a oggi (una capigruppo è convocata alle 14.30) la decisione se presentare o meno una risoluzione in favore del premier, verso il quale esprimono «piena fiducia e pieno appoggio».
I ministri M5S saranno al suo fianco in Aula. I pontieri continuano le trattative con il Pd, anche se si è reso necessario un freno per evitare di mostrare di correre troppo. «Accordi con Renzi e Boschi sono la bufala dell’estate», hanno smentito Fraccaro e Bonafede. Luigi Di Maio ha esibito cautela: «Non apriamo o chiudiamo a nessuno, dobbiamo affidarci al presidente della Repubblica e al percorso istituzionale che vorrà delineare».
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Il capo politico M5S, consapevole del nodo manovra e aumenti Iva, ha incontrato il ministro dell’Economia Giovanni Tria a Palazzo Chigi. E con i suoi parlamentari non ha lesinato attacchi a Salvini: «È disperato, ha compiuto un disastro in pochi giorni e ha bisogno di parlare di noi per fare notizia». La gran parte di deputati e senatori, dopo il via libera di domenica a casa di Beppe Grillo alla rottura con Salvini, è ormai favorevole all’apertura di un confronto con i dem per un patto di legislatura.
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