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Così i post-nazisti si sono presi la Lega (e hanno plasmato il Salvini pensiero)

Grazie a una Gola Profonda (che parla con tanto di nome e cognome) e ad altre testimonianze esclusive, nel libro I demoni di Salvini ricostruisco la storia di questa macchinazione ricostruendo un piano d’infiltrazione e contaminazione culturale e politica della Lega condotto nel corso di tre decenni.

La Gola Profonda, un ingegnere di nome Alberto Sciandra che assieme ad altri ha infiltrato la Lega fino a diventare suo alto dirigente in Piemonte, mi spiega che il piano non prevedeva la presa del potere diretto – quindi la sostituzione di Bossi prima e Salvini dopo, con dei postnazisti. Era molto più subdolo: si trattava di far sì che Bossi e Salvini adottassero il loro pensiero, dando continuità storica a quell’ “essenza primordiale del fascismo e del nazismo” da loro distillata.

È questo che spiega la grande anomalia data dalla trasformazione di un movimento nato autonomista e libertario, qual era la Lega negli anni ’80, in un partito di matrice xenofoba, reazionaria e autoritaria.

Io non dico che Salvini sia un postnazista. Ma ha scelto di fare da piazzista del pensiero dei postnazisti. E persino delle loro teorie del complotto, in primis quella della cosiddetta “sostituzione dei popoli” secondo la quale, attraverso le migrazioni e l’abbattimento delle frontiere, la “grande finanza internazionale” fomenterebbe un piano di “sostituzione di popoli” da realizzare attraverso il “meticciato”. È un concetto proposto per la prima volta da Adolf Hitler in Mein Kampf, che lo fa senza ricorrere a eufemismi, all’epoca non necessari. Anziché di “grande finanza”, Hitler parla più esplicitamente di “ebrei”. Riferendosi alla presenza di truppe d’origine africana che alla fine della Grande guerra avevano occupato alcune regioni tedesche suscitando paura e risentimento popolare, scrive: “Sono stati gli ebrei a portare i negri nella Renania al fine di bastardizzare la razza bianca, abbassare il suo livello culturale e politico e stabilire il proprio dominio.”

Nel libro-intervista pubblicato dalla casa editrice di CasaPound, Io sono Matteo Salvini, il Ministro sposa in pieno questa teoria. Con un’unica cautela: anziché parlare di “ebrei” parla di un ebreo solo, George Soros. Ecco cosa dice di lui: “Di Soros io apprezzo la trasparenza. Chi è curioso vada sul sito della sua fondazione e potrà leggere nero su bianco come la visione di un occidente snaturato nelle sue sembianze, meticciato, con l’ingresso d’ingenti flussi migratori dall’Africa e non solo, viene presentato nei termini di una grande conquista futura. Un paradiso che ci renderà tutti più belli, più buoni, più solidali e, aggiungo io, più facilmente manovrabili da chi vuole imporre un pensiero unico, un mercato unico, una cultura unica”.

Come il peggiore dei banchieri Matteo Salvini è un cinico opportunista che si è incredibilmente arricchito (politicamente intendo) vendendo prodotti ad altissimo rischio che mettono a repentaglio la stabilità del Paese. Innanzitutto quella democratica, ma in futuro probabilmente anche finanziaria.

In democrazia ognuno è libero di fare le proprie scelte. Così come ieri gli amministratori degli enti territoriali erano liberi di acquistare derivati, oggi gli italiani sono liberi di scegliere Salvini. Purché, aggiungo io, siano a conoscenza di come è fatto il prodotto messo in vendita. Il mio libro, come i miei articoli di denuncia di una dozzina di anni fa, intende come minimo porre rimedio all’asimmetria informativa che c’è finora stata. E magari anche lanciare un altro allarme.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/05/31/salvini-postnazismo-libro-claudio-gatti/42351/

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