LA CRISI POLITICA

Il leader della Lega: «Abbiamo bisogno di sì, se qualcuno dice sì ragioniamo. Il mio telefono è sempre acceso». Il leader del Movimento: «Ministri della Lega attaccati alle poltrone»

di Riccardo Ferrazza

15 agosto 2019


Migranti, Salvini: no alleanza contro natura Pd-M5S

3′ di lettura

I fili della crisi politica di Ferragosto si sono così ingarbugliati che, a cinque giorni dalle comunicazioni del premier Giuseppe Conte in Parlamento (previste per martedì 20) si aprono scenari che fino a qualche ora fa sembravano irreali. Così, accanto al ritorno al voto già a fine ottobre come conseguenza della caduta del governo giallo-verde (1), all’ipotesi di un governo “istituzionale” di corta durata (fino al 2020) tra M5S e Pd per varare la manovra ed evitare l’aumento dell’Iva (2) e all’idea di un “esecutivo di legislatura” frutto di un accordo di maggiore respiro tra pentastellati e democratici (3), c’è anche chi pensa a un Conte-bis con la conferma della maggioranza Lega e M5S si ancora possibile. E a spingere per questa soluzione è proprio chi ha innescato la crisi: Matteo Salvini.

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Telefono acceso

Nel giorno dello scontro che appare senza ritorno con il premier Giuseppe Conte (e la ministra pentastellata della Difesa Elisabetta Trenta) sulla vicenda della Open Arms , Salvini apre uno spiraglio sul proseguimento del matrimonio politico con i Cinque Stelle. Alla domanda sulla possibilità di un ritorno con i pentastellati, il ministro dell’Interno ha risposto così: «Secondo me non c’è possibilità – ha detto a Castel Volturno dove ha presieduto il Comitato per l’ordine pubblico -. Poi se qualcuno vuole dialogare io sono qua, sono la persona più paziente del mondo e il mio telefono è sempre acceso e in questi giorni squilla parecchio».

Idea rimpasto con i «ministri del sì»
Salvini
conferma di voler andare avanti con la mozione di sfiducia a Conte perché «questo governo si è fermato sui troppi no: alla Tav, all’autonomia, alla riforma fiscale, alla riforma della giustizia. Di no l’Italia muore, un governo muore». Poi, però, lancia un chiaro segnale al quasi ex alleato pentastellato: «Abbiamo bisogno di sì, se qualcuno dice sì ragioniamo. Vedo che Renzi dice tutti insieme contro Salvini, non penso che serva un governo contro, siamo seri. O c’è un governo con ministri del
sì” o “un governo degli sconfitti” non serve». E un esecutivo del sì potrebbe riproporre, nelle intenzioni del capo leghista, la stessa maggioranza ma con una squadra di ministri completamente rinnovata. Fuori i “ministri del no” (sicuramente Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta), dentro nomi nuovi e gradito al capo leghista.

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