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Crisi M5s-Lega, con le Camere sciolte questo mese voto «ipotetico» a ottobre

le tensioni nella maggiornza

C’è un clima di mobilitazione nella Lega dopo il voto delle mozioni al Senato sulla Tav. Serpeggia pessimismo sulla possibilità di andare avanti con questo governo. Dallo scioglimento delle Camere alle urne passano circa 60 giorni. Si arriva a ottobre che è però mese di sessione di bilancio

di Andrea Gagliardi

7 agosto 2019


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3′ di lettura

E ora che le tensioni tra i due alleati gialloverdi sono salite oltre il livello di guardia dopo il voto disgiunto sulla Tav? C’è un «clima non di vacanza, ma di mobilitazione» nella Lega, dopo il voto delle mozioni al Senato sulla Tav. Deputati e senatori sono mobilitati. Serpeggia un forte pessimismo sulla possibilità di andare avanti con questo governo.

Le scadenza per lo scioglimento
Si è sempre detto che la finestra elettorale per votare a settembre si sarebbe chiusa il 20 luglio. E che “scavallata” questa data, non sarebbe più stato possibile votare quest’anno, per via della sessione di bilancio di ottobre. Le Camere vengono sciolte da un decreto del Presidente della Repubblica, che poi firma il decreto con cui il presidente del Consiglio indice le elezioni in un arco di tempo compreso tra i 45 e i 70 giorni dallo scioglimento delle Camere (come previsto dal combinato disposto dell’articolo 61 della Costituzione e del Testo unico 5 febbraio 1948). Nel procedimento elettorale normalmente ne servono almeno 60 viste le pratiche per il voto all’estero.

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La finestra di settembre chiusa
Dunque, calendario alla mano, si è sempre detto che l’ultima data utile per votare quest’anno sarebbe stata il 22 settembre, una data limite per Sergio Mattarella che vuole evitare al Paese l’esercizio provvisorio e garantire la regolarità della sessione di bilancio che comincia il 20 ottobre per chiudersi a fine anno. Con il voto nell’ultima settimana di settembre si sarebbe arrivati, appunto, sul filo di queste scadenze finanziarie che il Colle vuole blindare.

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