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Dai paletti del Colle al presidente, i nodi della Commissione banche

Un percorso, quello che attende la Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, che se non proprio accidentato non sembra del tutto in discesa. Da una parte i paletti delineati dal Capo dello Stato nella lettera che ha inviato ai presidenti dei due rami del parlamento in occasione della promulgazione della legge che la istituisce. Dall’altra, il nodo della composizione di questo organismo: 40 nomi, venti deputati e venti senatori, indicati dai gruppi parlamentari ma nominati rispettivamente dal Presidente della Camera e da quello del Senato. Dovranno essere in proporzione alla rappresentatività delle forze politiche. Infine, l’incognita del presidente della Commissione.

Tema caldo con l’avvicinarsi della scadenza elettorale delle Europee
Insomma, la Commissione non è ancora operativa, non dovrebbe esserlo prima di giugno, ma è già al centro delle partite (e degli equilibri) all’interno della maggioranza. Le elezioni Europee si avvicinano, e il tema si presta a essere cavalcato dalle parti politiche, a cominciare dai due azionisti di maggioranza dell’esecutivo Conte, di colore giallo verde. Anche lo strumento della Commissione di inchiesta è in linea con la fase politica attuale. Lo dimostra il fatto che la Lega depositerà una proposta di legge per istituirne una sul business delle case famiglia e per velocizzare adozioni nazionali e internazionali. Dall’avvio della legislatura con legge ordinaria sono già state istituite tre commissioni d’inchiesta su antimafia, emergenza rifiuti e infanzia .

I paletti nella lettera di Mattarella ai presidenti di Senato e Camera
Il primo “sentiero stretto” su cui si dovrà muovere la maggioranza è quello delineato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella lettera che ha inviato ai presidenti di Senato e Camera al momento della promulgazione della legge che istituisce la Commissione. L’indicazione che la Commissione possa «analizzare la gestione degli enti creditizi e delle imprese di investimento», si legge nel documento, non deve «poter sfociare in un controllo dell’attività creditizia, sino a coinvolgere le stesse operazioni bancarie, ovvero dell’attività di investimento nelle sue varie forme». Non solo: «occorre evitare il rischio – si legge ancora nella lettera del Capo dello Stato – che il ruolo della Commissione finisca con il sovrapporsi – quasi che si trattasse di un organismo ad esse sopra ordinato – all’esercizio dei compiti propri di Banca d’Italia, Consob, IVASS, COVIP, Banca Centrale Europea. Ciò urterebbe con il loro carattere di Autorità indipendenti, sancito, da norme dell’ordinamento italiano e da disposizioni dell’Unione Europea, vincolanti sulla base dei relativi trattati». «Sono certo che Ella – conclude Mattarella -, nell’esercizio delle Sue prerogative, seguirà con attenzione lo svolgimento dei lavori della Commissione affinché sia assicurato il rispetto dei limiti derivanti dalla Costituzione e dall’ordinamento della Unione Europea nonché il rispetto dei diversi ruoli e responsabilità».

La moral suasion sui gruppi parlamentari
I due presidenti di Camera e Senato invieranno una lettera ai gruppi parlamentari per chiedere i nomi da indicare come commissari che ogni gruppo potrà avere sulla base della sua rappresentanza. Una volta ricevute le risposte la nuova Commissione, che arriverà fino a fine legislatura, verrà convocata in prima seduta per eleggere l’ufficio di presidenza, composto da un presidente, due vice e due segretari. Nella lettera ai gruppi, Casellati e Fico potrebbero ricordare i punti salienti della lettera del Capo dello Stato. Ma al di là della moral suasion esercitata dalla seconda e dalla terza carica dello Stato, i gruppi, e quindi le parti politiche, indicheranno i nomi in totale autonomia.

L’ipotesi di Paragone (M5S) presidente
Di qui, il terzo nodo: il presidente della Commissione. I Cinque Stelle hanno chiarito che sul nome di Gianluigi Paragone, non certo uno dei profili più moderati della maggioranza, non ci saranno dietrofront. Su Paragone persistono invece i dubbi della Lega, che per ora non si espone considerando prematura ogni decisione. Anche i presidenti delle Camere all’ex giornalista preferirebbero altri nomi più di “tecnici”.

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