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Debito pubblico, flat tax, reddito di cittadinanza: cosa diceva Cottarelli

“Sono preoccupato” – disse il commissario della spending review. “I risultati delle elezioni mi fanno pensare che, quelli che hanno preso più voti, si preoccupano poco dei conti pubblici”. Intanto sale da Mattarella che lo rinvia a domani

Dopo la fumata nera del governo Conte è arrivato il momento di Carlo Cottarelli. Il commissario alla spending review e attuale direttore dell’ Osservatore Cpi è stato incaricato dal Presidente della Repubblica Mattarella per formare il nuovo governo e per traghettare il paese a nuove elezioni dopo il mese di agosto.

Una figura neutra, che nelle intenzioni del Colle dovrebbe immediatamente rassicurare i mercati finanziari, in tensione da alcuni giorni, e l’Europa. In attesa che il premier incaricato si metta al lavoro e presenti un programma di governo da sottoporre al voto di fiducia, è in ogni caso possibile intuire quale sarà l’orientamento del futuro governo attraverso le recenti dichiarazioni dell’ex commissario.

“Dopo questa elezione  – spiegava Cottarelli all’indomani del voto dello scorso 4 marzo – sono preoccupato per i conti pubblici. La promessa di eliminare la legge Fornero, ad esempio, li farà aumentare. I risultati delle elezioni mi fanno pensare che, quelli che hanno preso più voti, si preoccupano poco dei conti pubblici. Vedremo cosa succederà con i mercati finanziari e lo spread. Mi aspetto un po’ di movimento, ma il problema non è ciò che succederà nei prossimi giorni, ma nel giro di due anni quando i tassi d’interesse cominceranno a aumentare in tutta Europa. L’ Italia potrebbe entrare di nuovo in recessione perché ci troveremo con un debito pubblico in aumento a causa della diminuzione del Pil. In questo modo ripartirebbero gli attacchi speculativi”.

Quando, invece, gli avevano posto la domanda se avesse accettato la nomina in un governo gialloverde, aveva risposto: “Non credo proprio. I partiti e movimenti che hanno ricevuto più voti dicono che per risolvere il problema del debito pubblico bisogna spendere di più perché questo fa riprendere l’economia. Non mi vedrei bene in un governo che vuole aumentare il deficit pubblico per ridurre il debito pubblico”. Sulle tasse aveva dichiarato: Tagliare le tasse in deficit, nel caso migliore equivale a prendere una droga con una botta di crescita momentanea di breve termine e un successivo ritorno della crescita al livello precedente o anche uno più basso”.

Secondo Cottarelli, i partiti e i movimenti avrebbero dovuto mettere tra le loro priorità la messa in sicurezza dei conti pubblici che sono estremamente importanti per futuro dell’Italia. Siamo riusciti a stabilizzare il rapporto tra debito pubblico/Pil e adesso dobbiamo ridurlo. Sì alla crescita – spiegava – ma è sull’avanzo primario, la differenza tra le entrate e le spese dello Stato al netto degli interessi, che bisogna lavorare portandolo dall’attuale 2% del Pil al 4%”. La crescita globale, un euro debole e prezzo del petrolio basso sono “un’opportunità per aumentare l’avanzo primario. I paesi avanzati che hanno ridotto il debito negli ultimi decenni di 20-30 punti percentuali l’hanno fatto perché avevano degli avanzi primari molto consistenti, nell’ordine del 4-5%”.

Come la flat tax anche il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 stelle non superava l’esame di Cottarelli. “Per la misura che costa tra i 15-17 miliardi – spiegava sempre il 9 marzo scorso – i 5 stelle hanno fornito delle coperture. L’osservatorio Cpi ha considerato solo il recupero di 2,5 miliardi derivanti dagli acquisti di beni e sevizi, ritenuto fattibile, però non ha tenuto in conto altre cose perché non erano specificate”. Da Cottarelli una bocciatura anche alle misure adottate dal precedente governo: “In quattro anni – diceva – sono state prese delle misure che non erano valide: il bonus per i 18enni è sbagliato cosi come i vari bonus introdotti in questi ultimi anni, compresi il bonus mamma e come bebè che non aiutano ad affrontare il problema del crollo demografico molto serio”.

 

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