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Di Maio alla Farnesina rischia di essere «oscurato» da Conte

Luigi Di Maio con Giuseppe Conte (Ansa)

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Con un premier che Donald Trump elogia via Twitter, con gli endorsement delle cosiddette cancellerie europee più o meno espliciti, ma suggellati dalla dichiarazione del presidente del consiglio europeo Tusk («Conte un grande esempio di lealtà europea») non sarà facile per Luigi Di Maio ritagliarsi una identità forte come ministro degli Esteri.

La calorosa stretta di mano (a mano doppia) che il premier ha riservato al suo ex vicepremier ha mostrato grande calore e sintonia, anche ad uso di telecamera dopo le indiscrezioni su momenti di scontro acceso per la

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messa a punto delle caselle di governo. Un po’ gossip, un po’ fisiologia della dialettica politica.

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Nel medio periodo però le due leadership potrebbero rischiare di entrare in collisione. Di Maio ha già un problema di gestione della base grillina dopo il plebiscito che la piattaforma Rousseau ha tributato di fatto a Conte. I sorrisi di queste ore sono genuini per l’avventura del nuovo governo ma mascherano anche non poche sensazioni di segno diverso.

Il tema del posizionamento italiano nella politica estera è cruciale dopo gli sbandamenti tra Russia, Usa e Cina del governo gialloverde. Ma è tema che con ogni probabilità sarà lo stesso Conte a gestire in prima persona. Gran parte del suo successo è dovuto proprio alla rete di relazioni internazionali che è riuscito a tessere in questi pochi mesi. Difficile che il premier possa cedere il tema al suo ministro. Che tra l’altro non ha una rete appropriata di relazioni internazionali e paga ancora lo scotto della grande gaffe dell’incontro con i gilet gialli a Parigi.

 

 

 

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