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Doppio scenario sulla Legislatura: avanti almeno un anno o subito alle urne

default onloading picReferendum sul taglio del numero dei parlamentari più vicino (fotogramma)

3′ di lettura

Servirà ad allungare la legislatura o incentiverà le spinte a far cadere subito il governo Conte 2 per poter tornare al voto rieleggendo il vecchio numero di parlamentari? Per qualche settimana le firme dei senatori per richiedere il referendum confermativo sulla riforma che taglia di netto il numero dei parlamentari (da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato) sono rimaste poco sopra 50. Ma nelle ultime ore c’è stata un’accelerazione e si è arrivati alla fatidica quota 65, un quinto cioè dei membri di una Camera come prevede la Costituzione.

Dal 12 gennaio, a tre mesi dall’approvazione pressoché all’unanimità della riforma in via definitiva, ci saranno a quel punto sei mesi di tempo per celebrare il referendum che si terrà probabilmente a giugno prossimo.

Legislatura “blindata” per un anno?
Un tempo congruo, come sottolinea il senatore democratico Tommaso Nannicini, ad approvare una buona legge elettorale e le modifiche costituzionali concordate nella maggioranza al momento della nascita del Conte 2 per adeguare il sistema al ridotto numero dei parlamentari: voto ai 18enni anche in Senato, elezione su base nazionale e non più regionale in Senato in modo da evitare collegi enormi che favorirebbero i partiti più grandi lasciando fuori i medio-piccoli. Una volta celebrato il referendum bisognerà poi attendere due mesi, e si arriva così in piena estate, per ridisegnare i collegi dell’attuale Rosatellum adeguandoli alridotto numero dei parlamentari, sempre che nel frattempo il Parlamento non intervenga approvando una nuova legge elettorale.

Le spinte a tornare al voto con le vecchie regole
Insomma, di fatto legislatura blindata almeno per un anno. Difficilmente infatti il Capo dello Stato scioglierebbe le Camere, potendo evitarlo, con la procedura di approvazione di una riforma così importante in corso. Ma, chiaramente, se la situazione politica dovesse precipitare e non ci fossero alternative all’attuale governo bisognerebbe giocoforza tornare alle urne eleggendo il vecchio numero dei parlamentari e rimandando così l’attuazione della riforma costituzionale alla legislatura successiva. Ma quale gruppo parlamentare si prenderebbe la responsabilità di far cadere il Conte 2 con questo scopo? Il principale indiziato, ossia Matteo Renzi, non a caso ha messo le mani avanti: se il governo dovesse cadere bisognerà fare di tutto per tornare al voto con il nuovo e ridotto numero dei parlamentari. Insomma, per l’ex premier e leader di Italia viva la legislatura deve andare avanti almeno fino all’entrata in vigore della riforma che taglia il numero dei parlamentari.

Ma non è detto, è il retropensiero, che debba andare avanti con Conte premier: ed è qui che si apre il possibile scenario, per ora fantapolitico, di un governo di unità nazionale che coinvolga l’opposizione in attesa di poter tornare al voto con le nuove regole.

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