C’è qualche dubbio che chi ci ha messo nell’angolo negli ultimi anni siano i “mercati” (leggi: Germania e Francia via Bruxelles) con giochetti delle tre carte tipo lo spread? Vi pare che ora, con un governo “diverso”, non ci riproveranno?

“Il sottovalutato Giuseppe Conte” scrive Marco Palombi sul “Fatto Quotidiano” “ha capito fin dalla sua prima uscita, il G7 in Canada, che l’ unica sponda politica possibile – ma non certo di scarso peso – è Donald Trump. Al Tesoro, invece, cercano pure un complesso accordo con la Cina su commercio, investimenti e finanza: il ministro Giovanni Tria ha forti legami con Pechino e sta preparando una sorta di roadshow in Asia”.

Già da qualche tempo il sottosegretario Giancarlo Giorgetti avverte: “Sappiamo che tra fine agosto e inizio settembre i mercati si metteranno a bombardare”. Occorre, dunque, cercare alleati, sia pure eterogenei, fuori dai cavalli di frisia europei.

“Un timore diffuso nel governo – e una speranza dei suoi avversari – è una crisi finanziaria subito: d’altra parte a ottobre il Quantitative leasing sarà ridotto da 30 a 15 miliardi di acquisti al mese per terminare entro fine anno, togliendo dal mercato l’ unico compratore netto di titoli di Stato italiani di questi anni (oggi il sistema Bce detiene circa 350 miliardi di nostro debito, il 15% del totale, e quelle cedole saranno comunque rinnovate per qualche anno)”. Senza ombra di dubbio la parola d’ordine di poteri forti e opposizione è “spread”, il trucchetto con cui i mercati ci ricattano ormai tradizionalmente per pilotare la nostra politica e ridurci sempre più al lumicino, sì da farci svendere a prezzi di saldo i sempre appetibili pilastri della nostra economia per pagare l’aumento -progettato a tavolino- dei rendimenti ai detentori del nostro debito pubblico. È indecente che l’opposizioncella di questo governo attenda con gioia questo ricatto, con possibili drammatiche conseguenze per l’Italia intera, perché “presto” gongola Renzi “toccherà a noi”. La goduria della iena.

Il presidente del Consiglio Conte nella sua visita a Washington del 30 luglio ha chiesto al presidente Usa di “far girare voce” che non sarebbe sgradito un aiuto della finanza a stelle e strisce nelle aste e sul mercato secondario dei titoli italiani dopo l’ estate. D’altra parte già a giugno furono proprio i grandi fondi d’ Oltreoceano a curare la febbre dello spread: Bridgewater, Aqr, Glg, Blackrock, Pimco, Prudential e Dodge & Cox stabilizzarono il mercato due mesi fa e l’ augurio di Palazzo Chigi è che, anche grazie ai “consigli” del loro amico Trump, lo facciano anche in autunno.

Sempre secondo Palombi, la Casa Bianca ha i suoi motivi – e non certo ideologici (il populismo e altre amenità) – per cercare la sponda italiana: da una parte c’ è la guerra commerciale iniziata contro la Germania e il suo enorme surplus con l’ estero (Berlino è dal 2013 nella lista Usa dei “Paesi manipolatori di moneta”); dall’altra la partita libica dove gli interessi petroliferi americani confliggono con quelli del trio Macron-Brigitte-Benalla, pardon, francesi.

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E poi c’ è la Cina. Tria, che ha buoni rapporti col mondo accademico cinese, Paese in cui si reca tutti gli anni, cercherà di spiegare a Pechino che investire in Btp conviene (rendimenti più alti), come pure aprire maggiormente le porte al made in Italy per i milioni di nuovi ricchi cinesi.

Se vorrà, avrà al suo fianco il sottosegretario allo Sviluppo Michele Geraci, voluto dalla Lega ma benvisto anche dai 5 Stelle, ex banchiere d’ affari che negli ultimi dieci anni ha vissuto e insegnato economia in Cina: pare che, nel suo nuovo ruolo, abbia già sondato Air China per una partnership con Alitalia.

Se i nostri peggiori nemici sono in Europa (e anche in Italia, piena di loro manutengoli), che male c’è a cercare amici su e giù per gli oceani?

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