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Ex Ilva, Di Maio: contratto ArcelorMittal deve essere rispettato

 

Atteso ricorso commissari domani o venerdì
Ed è conto alla rovescia per il deposito del ricorso cautelare e d’urgenza da parte dei legali dei commissari dell’ex Ilva per sostenere la mancanza delle
condizioni giuridiche per il recesso del contratto di affitto, preliminare all’acquisto, del polo siderurgico con base a Taranto, chiesto da Arcelor Mittal con l’atto di citazione depositato in Tribunale a Milano. Gli avvocati dei commissari stanno infatti limando il ricorso che dovrebbe essere presentato fra giovedì e venerdì.

Il mandato dei senatori M5s a Patuanelli
Intanto i gruppi parlamentari pentastellati continuano a ribollire. Martedì sera l’assemblea dei senatori si è riunita alla presenza del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Che è riuscito a strappare (con soli 5 “no”, tra cui quello dell’ex ministra Barbara Lezzi, su un’ottantina di votanti) il mandato di portare avanti la linea su Ilva alle riunioni di maggioranza e in Consiglio dei ministri. Quale linea? Il “no” al ripristino dell’immunità, con il patto che se dovesse emergere l’esigenza di proporlo (come aveva fatto intendere il premier Giuseppe Conte incontrando parte dei parlamentari pugliesi) Patuanelli dovrà riferirlo all’assemblea. In secondo luogo i senatori si sono espressi a favore della continuità produttiva dell’impianto di Taranto, ma soltanto nell’ambito di un percorso di decarbonizzazione e di investimenti in tecnologie innovative. Sì, infine, al “Cantiere Taranto”, ovvero al programma di interventi sollecitati da Conte ai ministri, da attuare anche con una legge speciale.

Nessuna votazione alla Camera
Se al Senato il nodo Ilva è stato affrontato di petto, anche perché è là che i numeri della maggioranza sono risicatissimi, alla Camera non si è votato sul tema. È stato Luigi Di Maio in persona a prendere parte all’assemblea dei deputati. «È stato il solito sfogatoio», riferisce un parlamentare. Con la leadership M5S nel mirino, anche sulla questione Mittal. E con Di Maio che ha reagito promettendo di nuovo entro dicembre la riorganizzazione interna (il team di 12 facilitatori e di sei persone di sua nomina che dovrebbero coadiuvarlo nella gestione), e gli stati generali entro la primavera, insieme a una nuova “carta dei valori”.

La nuova votazione per il capogruppo
Ma sono in molti a pensare che non basterà. Che l’insoddisfazione sia ai livelli di guardia lo dimostra la partita per il nuovo capogruppo: mercoledì 13 la nuova votazione. In corsa sono rimasti due antidimaiani, dopo il ritiro del favorito dai vertici, Francesco Silvestri: il toscano Riccardo Ricciardi, vicino al presidente della Camera Roberto Fico e l’ex sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa. Comunque vada per Di Maio non sarà un successo.

 

 

 

 

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