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Fake news: per eliminarle il parlamento inglese propone di tassare le società di social media

Le fake news minacciano il tessuto della democrazia. Le società di social agiscono in modo irresponsabile sulla raccolta dei dati e ci influenzano con una sorta di “far west”. False accuse “coscienti e incompetenti” contro la brexit

 La Gran Bretagna dovrebbe tassare le società di social media, per finanziare così gli sforzi per combattere quella che è ormai la “crisi” delle fake news, che “minaccia il tessuto della democrazia”. E’ la proposta di alcuni deputati, contenuta in un rapporto filtrato sui media e che propone di usare gli introiti della nuova imposta per finanziare lezioni a scuola sull’alfabetizzazione digitale, per promuovere la coscienza pubblica sul tema e finanziare meglio il controllo dei dati. La proposta è contenuta nel rapporto della Commissione Digital, media, cultura e sport della Camera dei Comuni – la Camera bassa del Parlamento britannico – e che si occupa anche dei giganti della rete, Facebook, Twitter e Google. Queste società, si legge nel rapporto, agiscono “in modo irresponsabile” sulla raccolta dei dati e “influenzano quello che vediamo”, nell’ambito di uno scenario dei social media non regolato, simile a un far west”. “Stiamo affrontando niente di meno che una crisi della nostra democrazia, basata sulla sistematica manipolazione dei dati”, ha denunciato il presidente della Commissione Digital, media, cultura e sport, Damian Collins. Il rapporto è stato pubblicato online da Dominic Cummings, tra i rappresentati del movimento Vote Leave, durante la campagna per il referendum sulla Brexit, e che ha rifiutato di presentarsi davanti alla Commissione Digital, media, per rendere conto delle preoccupazioni sull’influenza dei social sulla vittoria del sì al referendum. Cummings ha definito una “fake news” lo stesso rapporto della Commissione, che “in modo incompetente e cosciente fa false accuse” sulle organizzazioni pro-Brexit. Un portavoce del governo ha fatto sapere che Londra prende “molto seriamente” la questione disinformazione e terrà in considerazione le “raccomandazioni finali contenute nel rapporto”.

Fonte: AGI

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