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Fallisce vertice sulle Camere: pesa il veto del Movimento 5 stelle su Berlusconi

A poche ore dall’avvio delle votazioni per eleggere i presidenti di Camera e Senato, saltano tutti gli accordi tra il centrodestra e i pentastellati. La nuova legislatura parte quindi nel caos più totale

Roma – Fallisce il tentativo di Luigi Di Maio di trovare un’intesa sulle presidenze di Camera e Senato. A meno di 24 ore dall’avvio delle votazioni è stallo totale tra le forze politiche: a pesare sul mancato accordo è la condizione posta da Forza Italia di un incontro tra Silvio Berlusconi e Luigi Di Maio sulle presidenze delle Camere e il veto irremovibile posto dal Movimento 5 stelle. Nessun faccia a faccia con il Cavaliere perché il leader del centrodestra è Matteo Salvini. Questa la motivazione dei pentastellati. Insomma, nessuna volontà di legittimare come interlocutore il leader azzurro. Un muro che però fa saltare il banco, con Forza Italia che reputa il ‘no’ dei 5 stelle inaccettabile e la Lega che al momento fa quadrato e non cede sulla linea decisa nel pomeriggio durante il nuovo summit tra Berlusconi, Meloni e Salvini: il centrodestra resta unito sul nome di Romani, rispedito al mittente dai pentastellati in quanto condannato con sentenza definitiva.

Se la situazione dovesse restare quella attuale, viene spiegato, i nomi su cui il centrodestra punterà sono quelli di Paolo Romani per il Senato e Giancarlo Giorgetti per la Camera. Vale a dire, si torna alla casella di partenza, nessuno scambio con i 5 stelle. Che, a loro volta, restano fermi – almeno questa è la linea ufficiale – sul nome di Roberto Fico per la Camera, anche se crescono i timori che venga impallinato grazie al voto segreto. In alternativa, ma si tratta di indiscrezioni non confermate, potrebbe rispuntare il nome di Fraccaro.

La fotografia della giornata, quindi, ritrae un centrodestra che si presenta per ora compatto all’appuntamento con l’avvio della XVIII legislatura: la conferma arriva dallo stesso Salvini che, da Viterbo, spiega che il centrodestra voterà unito. Non solo: Ignazio La Russa, presente al vertice serale per FdI, riferisce che durante la riunione la Lega ha fatto il nome di Romani per la presidenza del Senato. Al contrario, il Movimento 5 stelle appare, sempre stando agli ultimi sviluppi, messo all’angolo: la strategia delineata finora da Di Maio non ha portato i frutti sperati, con il rischio di non veder eletto nessun pentastellato nello scranno più alto di uno dei due rami del Parlamento.

Riflettori puntati sul Pd, che potrebbe diventare determinante. La linea dem, ribadita durante la prima assemblea congiunta dei deputati e senatori, è che il partito guidato da Maurizio Martina si siede al tavolo delle trattative solo se il metodo per l’individuazione dei nomi da eleggere è condiviso e non si tratta di scelte fatte ed imposte da altri. Per questo, lo stesso Martina e Lorenzo Guerini hanno preso parte al vertice, ma il Pd non andrà in soccorso di nessuno: il che vuol dire che i dem, conferma Matteo Orfini, “non voteranno Romani” al Senato, né Fico alla Camera, non per pregiudizi sui nomi dei candidati, ma perché figli di un metodo sbagliato. E in serata torna a farsi sentire Matteo Renzi, che osserva: “Mi pare che nel Pd siamo tutti d’accordo sullo stare all’opposizione. Hanno vinto loro, tocca a loro. Noi saremo seri e faremo un’opposizione intelligente. Ma tocca a loro fare proposte per le cariche istituzionali, tocca a loro fare il Governo.

Il segretario reggente, Martina, al termine del vertice proposto da Di Maio, osserva: “Il gioco dei veti e dei contro veti ha bloccato tutto ancora una volta e non per colpa del Pd. Pensavamo ci fosse un salto di qualità, uno scatto di responsabilità che purtroppo non c’è stato”. Ma i 5 stelle si difendono e motivano la loro posizione: “Ci hanno chiesto di legittimare Berlusconi che non ha avuto la legittimazione del popolo italiano e non puoò porre come condizione l’incontro con Di Maio”, afferma Danilo Toninelli. Che aggiunge: “Il centrodestra è una coalizione che ha un leader e noi parliamo con lui: non siamo disponibili ad un Nazareno bis. Oggi eravamo disposti a rinunciare a due vice presidenze, stasera poteva trasformarsi in un grande successo ma purtroppo non è stato cosi'”.

Insomma, Forza Italia e M5s scaricano il barile della responsabilità del fallimento della trattativa l’uno sull’altro e il Pd si prepara a votare scheda bianca. Nelle prime votazioni di oggi, dove sia alla Camera che al Senato il quorum richiesto è molto alto, anche Forza Italia, così come le altre forze di centrodestra, dovrebbero optare per la scheda bianca.

La compattezza del centrodestra, però, potrebbe non essere garantita: ieri sera, il leader della Lega Matteo Salvini ha confermato l’accordo originario con i 5 stelle per una presidenza delle Camere a testa, ma ha aggiunto il richiamo alla responsabilità a tutti i gruppi.

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