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FATE ADESSO

Non si tratta di un’astratta questione di regole. Il fatto è che l’alleanza giallorossa non sta in piedi, né al governo né nelle urne, dove finora ha penalizzato soprattutto, sebbene non esclusivamente, il Movimento 5 stelle. È dunque più che probabile che prima o dopo il voto delle prossime politiche, a seconda della convenienza, il partito di cui la Casaleggio Associati detiene le chiavi torni allo schema notoriamente prediletto da Davide Casaleggio, scaricando il Pd e accordandosi con la destra. Cioè, a parti invertite tra cinquestelle e centrodestra, quello che abbiamo già visto in opera dopo le ultime elezioni, quando si è trattato di eleggere le cariche di garanzia del Parlamento. Allora, dai presidenti delle Camere fino ai questori, giocando sulla formale collocazione di parte della destra all’opposizione (mentre era con ogni evidenza la ruota di scorta del governo), il centrosinistra è stato tagliato fuori da tutto. Impiccare il Pd alla coalizione con i grillini non implica quindi solo il rischio – per non dire la certezza – di consolidare il definitivo slittamento del centrosinistra sulle posizioni dei cinquestelle, ma anche quello supplementare di sposarne tutte le posizioni per poi esserne pure scaricati.

Insomma, quando parliamo di minaccia alla divisione dei poteri, non stiamo parlando di uno scenario ipotetico, ma di qualcosa che è già accaduto, appena un anno fa. E che accadrà di nuovo, ma con numeri ancora più squilibrati, e con cariche ben più pesanti da occupare, anche grazie al taglio dei parlamentari e alla legge elettorale, a meno che un improvviso rinsavimento non porti il Pd ad appoggiare quanto prima la proposta di un sistema proporzionale, da un lato, e a dare qualche segnale di vita autonoma (a cominciare dall’Ilva), dall’altro.

Se questo non accadrà, e non accadrà subito, non rischieremo di avere semplicemente un governo sovranista, populista, più o meno antieuropeo, no euro o no Nato: ma di vedere scivolare su queste posizioni, progressivamente, un intero sistema, senza più nemmeno l’ombra di un contrappeso, dalla Corte Costituzionale al Quirinale.

A meno di non credere davvero che si possa andare avanti così fino all’elezione del prossimo presidente della Repubblica, nel 2022.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/11/14/governo-maggioranza-ilva-pd-zingaretti-conte/44356/

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