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Franceschini vuole fare il partito del Pil, pro Tav e pro grandi opere, con i grillini

All’incirca 48 ore dopo avere proclamato l’esigenza di una «alleanza permanente» tra Partito democratico e Movimento 5 stelle, Dario Franceschini ha avanzato la proposta, in un’audace intervista al Corriere della sera, di usare i fondi europei per portare l’Alta velocità fino in Sicilia (domanda: «Il suo progetto prevede il Ponte?». Risposta: «Beh, i treni ad alta velocità dovranno pur attraversare lo Stretto»).

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ministro della Cultura si è spinto fino a immaginare un’Italia con «un’alta velocità spostata all’interno, a fianco dell’autostrada, che attraversi tutti gli aeroporti da Bari a Bologna» e con «la vecchia linea che diventa la più lunga e incredibile ciclabile d’Europa sul mare».

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Sarebbe facile concordare sull’aggettivo, «incredibile», e avanzare qualche perplessità sul resto. Ma i lettori sanno già come la pensiamo da queste parti sull’alleanza tra Pd e cinquestelle, e non vorrei apparire accecato dai pregiudizi.

Il fatto è che per quanto mi sforzi di aguzzare la vista, proprio non riesco a individuare il nesso tra questo grandioso progetto infrastrutturale, a mio parere totalmente condivisibile, e le posizioni di quelli con cui Franceschini vorrebbe allearsi permanentemente (fosse un’alleanza occasionale, potrei coltivare la speranza che il piano venga realizzato con altri alleati, altri ministri e altri presidenti del Consiglio, quando il Pd avrà finalmente messo la testa a posto).

Può darsi naturalmente che Franceschini abbia ragione, e io torto a diffidare, e nel giro di pochi mesi lo sconfinato, disinteressato e non corrisposto amore dei democratici per i grillini trasformerà il Movimento 5 Stelle in una via di mezzo tra la Dc di Amintore Fanfani e il Partito Repubblicano di Ugo La Malfa. Insomma in una sorta di Partito del Pil, pro Tav e pro grandi opere, con cui realizzare l’Alta velocità dalle Alpi alla Sicilia, e pure il Ponte sullo Stretto.

È però lecito il sospetto che tanto la Tav quanto il Ponte finiranno nello stesso cassetto in cui è finito, da settembre scorso, lo ius culturae, per non parlare delle modifiche ai decreti sicurezza, a quota cento, al taglio dei parlamentari e a tutte le altre scelte del governo gialloverde che il governo attuale ha puntualmente confermato.

Va da sé che se invece Franceschini riuscisse a smentirmi, realizzando il suo progetto, sarei il primo a gioirne. Ma non sarei del tutto sincero se negassi che il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va.

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