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I conti non tornano, ma la propaganda gialloverde ignora anche la statistica

Che la realtà possa essere negata dalla propaganda politica è un fatto ricorrente a qualsiasi latitudine. Dipende solo dalla faccia tosta del protagonista e dal livello di credulità del pubblico. Che la verità possa essere in qualche modo messa in discussione, interpretata, persino negata, può essere considerato un indice di salute della democrazia, nel senso che le opinioni sono libere. Ma quando la propaganda e il confronto di idee si spingono alla negazione dei numeri, allora non tornano i conti, si uccidono anche le residue possibilità di costruire progetti condivisi, correggere politiche sbagliate, immaginare un futuro per le prossime generazioni.

In questi ultimi giorni, abbiamo assistito a due forme altrettanto micidiali di negazione. Non della realtà, si badi, ma dei numeri, cioè all’ultimo stadio della propaganda politica. Per il M5S si tratta probabilmente della conseguenza culturale di quelle forme di negazione della scienza e della medicina e persino del progresso che hanno già ispirato su vari fronti alcuni noti esponenti grillini sostenitori della decrescita felice. La Lega di Salvini vi ha sommato la negazione della statistica e della matematica, in particolare per quanto riguarda il fenomeno migratorio, il sistema pensionistico, la fiscalità, oltre alla recente ambivalenze sulle alleanze internazionali (meglio con Trump o con Putin? Bah), ma questa è un’altra problematica di cui presto pagheremo il conto. La prima forma di negazione consiste nell’alchimia dei numeri e delle cartelle vuote presentate a Bruxelles, per mascherare ciò che non è mascherabile, ovvero la voragine dei conti, le conseguenze di misure sbagliate, di calcoli frettolosi, di costante umiliazione di quanti – con il senso delle istituzioni e amore per il Paese – si ostinano a richiamare dati incontrovertibili.

Ma la diatriba con i commissari europei potrebbe in ultima analisi avere una sua logica, per quanto perversa. Se la posta in gioco è la marcia verso l’uscita dalla zona Euro, la negazione numerica potrebbe avere il senso di una politica, ossia la forma esplicita di un progetto ancora non esplicitato, per quanto emergente da tanti segnali, come i tentativi di condizionare la governance della Banca d’Italia. Del resto, qualche esponente del governo ha dichiarato pubblicamente che Brexit è un successo, accarezzando probabilmente l’idea che sia ripetibile. Altra cosa è la negazione dei numeri messi nero su bianco, con evidenza indiscutibile, dal rapporto annuale dell’Istat. Lega e M5S sembrano dimenticare che i sistemi moderni si reggono sostanzialmente sulla legge dei grandi numeri e che la statistica ha permesso di costruire sistemi pensionistici, modelli assicurativi, sistemi sanitari e produttivi, di prevederne modifiche nel tempo e necessarie correzioni. Nessuno di noi può sapere quando morirà, ma abbiamo ragionevole certezza su quanti cittadini nasceranno o moriranno negli anni futuri.

I dati statistici offrono basi sicure su cui costruire una politica, elementi forti per comprendere errori e necessarie correzioni, indicatori sullo stato di salute del Paese. In particolare, abbiamo certezze sul drammatico calo demografico, sul numero di anziani nei prossimi vent’anni, sulla necessità di forza lavoro, sull’impossibile tenuta del nostro sistema pensionistico. Nel 2050, la quota di ultra65enni si avvicinerà al 40 per cento della popolazione, venti milioni di cittadini. Contemporaneamente, continua ad allungarsi la speranza di vita. Dal Paese con le culle vuote, continuano ad andarsene giovani italiani che non trovano lavoro (420 Mila negli ultimi dieci anni) ma che hanno un livello di istruzione medio alto. Al tempo stesso continua a crescere la domanda di manodopera poco qualificata, in parte soddisfatta dall’afflusso di stranieri, una parte dei quali si prestano a lavori inferiori pur avendo un titolo di studio. Ci sono 320mila imprese create da stranieri, che danno lavoro (700 Mila addetti), ma questi flussi non sono sufficienti a soddisfare le domande di servizi (in particolare la cura degli anziani, il sistema sanitario) e ad alimentare il sistema pensionistico. Un Paese di anziani ha anche un elettorato anziano, poco incline a immaginare il futuro, più preoccupato di difendere il poco o il tanto che ha e di trasmetterlo a figli smarriti e disoccupati. Il target ideale per la narrazione leghista. «Prima gli italiani» è uno slogan di successo, che non prevede la versione probabile: «L’Italia viene dopo…».

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/22/propaganda-m5s-lega-bruxelles/42617/

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