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I diktat di Zingaretti al M5S e i timori renziani di «una trappola»

crisi di governo

Da una parte lo stesso Zingaretti e il presidente del partito Paolo Gentiloni continuano ad avere fortissime perplessità sull’ipotesi del governo giallo-rosso e vedono come naturale sbocco della crisi le urne anticipate. Dall’altra parte i due capigruppo, il renziano doc Andrea Marcucci e il “diversamente” renziano Graziano Delrio, convinti sostenitori della necessità di intraprendere la strada della trattativa con il M5s

di Emilia Patta

22 agosto 2019


Dalla nascita alla crisi: dopo 15 mesi governo gialloverde al capolinea

3′ di lettura

«Abbiamo manifestato al presidente della Repubblica la disponibilità a verificare la formazione di una diversa maggioranza e l’avvio di una fase politica nuova e un governo nel segno della discontinuità politica e programmatica». Così il segretario del Pd Nicola Zingaretti al termine dell’incontro con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. La disponibilità a verificare, dunque. E durante le consultazioni nessuno tra i democratici ha posto particolari condizioni o paletti, né sono stati fatti nomi.

Mattarella ha chiesto assicurazioni sui numeri, sulla tenuta del gruppo e ha fatto intendere che se anche dalla delegazione del M5s arriverà in serata la stessa disponibilità a trattare su basi serie per un governo durevole lui prenderà le decisioni conseguenti, dando cioè il tempo ai due partiti di accordarsi sulla squadra e sul programma.

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Ma la giornata più delicata per l’avvio della trattativa per un governo giallo-rosso ha fatto emergere fuori dalle stanze quirinalizie tutta la spaccatura del Pd. Resa plasticamente anche dalla composizione della delegazione. Da una parte lo stesso Zingaretti e il presidente del partito Paolo Gentiloni continuano ad avere fortissime perplessità sull’ipotesi del governo giallo-rosso e vedono come naturale sbocco della crisi le urne anticipate. Il timore è che un governo del genere avrebbe il respiro corto, consegnando alla Lega di Mattei Salvini il comodo posto di un’opposizione di pochi mesi per fare poi il pienone alle urne. Meglio dunque andare subito alla sfida. Dall’altra parte i due capigruppo, il renziano doc Andrea Marcucci e il “diversamente” renziano Graziano Delrio, sono convinti sostenitori della necessità di intraprendere la strada della trattativa con il M5s. In una posizione di mezzo la vicepresidente del partito Paola De Micheli.

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