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I togati che scelgono la politica non potranno più ritornare in magistratura

Il ministro della Giustizia Bonafede annuncia questa e altre importanti riforme, tra cui la legittima difesa e l’introduzione degli agenti provocatori. Rimane il dubbio che i politici ex-magistrati non facessero già politica nelle aule dei tribunali

Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, ieri sera a Otto e mezzo di La Sette con Lilli Gruber, aveva approvato le nuove misure del Ministro.

Magistrati in politica, legittima difesa, agenti ‘provocatori’: il ministro della giustizia Alfonso Bonafede, intervistato dal ‘Corriere della Sera’, illustra i cambiamenti che intende fare. A partire dai togati che scendono in politica: “vogliamo ristabilire un principio – spiega – dei confini chiari, per sottolineare che la magistratura e le altre istituzioni svolgono il proprio ruolo in costante confronto tra loro, ma rimanendo ciascuno nell’ambito del proprio settore di competenza”. Si partirà dal testo già presentato nella scorsa legislatura poi “faremo il passo iniziale con i parlamentari dei gruppi di maggioranza, e poi con il Parlamento nel suo insieme”. Progetti “di collaborazione” sono invece previsti “tra il ministero e i magistrati antimafia tra i quali Di Matteo, se lui ovviamente è d’accordo”. Per quanto riguarda la lotta alla corruzione “credo che la magistratura non abbia sufficienti strumenti. Servono gli agenti sotto copertura e il Daspo per i corruttori: se sanno che non potranno avere più rapporti con la pubblica amministrazione ci penseranno mille volte prima. E poi un aumento delle pene”. Cambi anche sulle intercettazioni: “Ho già scritto ai 26 procuratori distrettuali d’Italia per chiedere loro cosa non va della legislazione vigente e della riforma che bloccheremo. Poi seguirò il ‘metodo Bonafede'”. Sulla legittima difesa “c’è una zona d’ombra su cui bisogna intervenire. Le indagini dei magistrati su chi spara anche per difendersi si devono fare sempre, ma non può essere che un cittadino debba affrontare tre gradi di giudizio perché la norma non è del tutto chiara”. Infine le carceri: “Premesso che il principio costituzionale del reinserimento del condannato resta per me la stella polare, quella riforma mina alla base il principio della certezza della pena perché permette ad alcuni di non scontare in carcere nemmeno un giorno. Non mi interessa diminuire il numero dei detenuti ma garantire loro il rispetto della dignità anche in carcere”.

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