Volete sapere che differenza c’è tra una banale bugia e la cosiddetta post-verità, tra la semplice propaganda e il populismo di oggi? Prendete la vicenda dello scudo penale, che l’intera maggioranza ha tolto, su richiesta dei cinquestelle, e guardate come ciascuno risponde a domanda diretta sul punto. Il Partito democratico oscilla tra la supercazzola e l’onesta ammissione: abbiamo fatto uno sbaglio (così, ad esempio, Graziano Delrio e Valeria Fedeli). Matteo Renzi e Italia Viva tendono piuttosto a rivoltare la frittata, facendo finta di non capire: noi siamo quelli che l’Ilva l’hanno salvata quando tutti volevano chiuderla (il che è vero, intendiamoci, ma non è una risposta alla domanda).

C’è però un solo partito che ha il coraggio di negare l’evidenza, sostenendo che lo scudo penale non c’entra niente con la crisi dell’Ilva nel momento stesso in cui, lontano dai microfoni, una parte dei suoi esponenti, a cominciare dal premier, scongiura gli altri di farglielo rimettere. È lo stesso partito che tutta questa situazione ha causato, presentando l’emendamento che ha tolto lo scudo. E tra tutti i suoi esponenti non ce n’è uno, dicasi uno solo, che abbia avuto il coraggio di ammetterlo, o quantomeno di dire una parola che non sia il contrario esatto della verità. Ecco qual è la differenza, al giorno d’oggi, tra bugie e post-verità, tra demagogia e populismo, tra essere semplicemente mal governati ed essere nella merda fino al collo.

 

 

 

 

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