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Il ministro degli Esteri Di Maio visita Valguarnera Caropepe, che non è in Perù, ma in provincia di Enna

Domenica sera Luigi Di Maio era in visita a Valguarnera Caropepe, che non è un paesino con una folta comunità italiana in Perù, ma è in Sicilia, provincia di Enna. La folta comunità che il ministro degli Esteri ha incontrato è di elettori 5 stelle (58,51% alle politiche, 40,91% alle europee). Il comizio ha chiuso tre giorni di tournée in Sicilia, come anticipato dalla nuova strategia di

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comunicazione del Movimento 5 Stelle, che prevede un’agenda tutta italiana per il capo politico, ogni weekend in visita in una regione italiana. È come se Di Maio si fosse messo in aspettativa dal suo ruolo di ministro per dedicarsi al partito, del quale teme di perdere il controllo. Secondo le nostre informazioni, nel prossimo mese non è previsto alcun viaggio istituzionale: questo venerdì Luigi Di Maio sarà a Napoli, poi si sposterà a Matera, mentre il weekend successivo parteciperà al summit Med Dialogues, organizzato dalla Farnesina e dall’Ispi, a Roma.

Un cambio di atteggiamento che fa riflettere il nostro corpo diplomatico: «All’inizio il ministro pensava di poter gestire i due impegni. A tre mesi dall’insediamento possiamo dire che non è in grado di farlo, o meglio, che i due ruoli non sono conciliabili», dice a Linkiesta una fonte della Farnesina. Diversi diplomatici e parlamentari raccontano di un ministro piuttosto restio ad allontanarsi da Roma, assolutamente contrario a passare molti giorni all’estero, come accaduto a settembre, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. New York è stata «una prova non superata», ci dice un’altra nostra fonte, che descrive Di Maio come molto attento in quell’occasione a lanciare messaggi di politica interna per far vedere di mantenere la presa: «Altrimenti perché sollevare quella polemica sull’ introduzione del vincolo di mandato?». Da quel momento, gli impegni internazionali vengono vissuti come una seccatura, con un Di Maio addirittura “trascinato” a Washington dal presidente Sergio Mattarella lo scorso ottobre: «Come dire, non puoi dire di no al presidente della Repubblica», sorride un diplomatico.

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Se le dichiarazioni e le prese di posizione sulla politica interna sono incessanti, Di Maio evita accuratamente di toccare dossier internazionali, un’evidenza notata persino dai parlamentari 5 stelle in commissione esteri al Senato. Giovedì scorso un drone italiano è precipitato in Libia in circostanze ancora da chiarire fino in fondo, un evento che ha spinto i senatori 5 stelle a criticare implicitamente la vacanza di Luigi Di Maio: «Le preoccupanti notizie che giungono dalla Libia, insieme alle continue partenze di migranti dalle coste tripolitane, dimostrano l’assoluta urgenza di rilanciare con forza un’iniziativa diplomatica internazionale per la pacificazione libica, ritrovando unità di intenti a livello europeo e atlantico», si legge in una nota. Chi rilancia un’iniziativa diplomatica, se non il ministro degli Esteri?

In questo contesto Emanuela Del Re, forte della sua carica di viceministro, viene inviata al posto di Di Maio nei summit internazionali, come all’ultimo G20 in Giappone. Del Re, esponente della sinistra del Movimento e ufficiale di collegamento tra il ministero e i parlamentari che siedono nelle commissioni esteri di Camera e Senato, viene percepita come innocua dalla leadership del Movimento. La viceministra, rimasta alla Farnesina dopo l’esperienza del governo gialloverde, si sta ritagliando uno spazio sui dossier che conosce meglio, visto anche il suo lavoro passato, cioè la cooperazione internazionale. Soprattutto, mantiene un basso profilo, ci racconta una nostra fonte: «La politica le fa paura, evita accuratamente di fare dichiarazioni che possano essere notate dalla stampa più del dovuto, si attiene pedissequamente a quello che viene preparato dal suo staff».

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/11/26/di-maio-ministro-esteri-sicilia/44516/

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