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Incubo sorpasso: e adesso i Cinque Stelle hanno paura del Pd di Zingaretti

Una serie di scosse, poi il terremoto. Dalle parti del M5S viene percepito come un sisma la vittoria di Nicola Zingaretti, il fratello del commissario Montalbano che ha derenzizzato e rianimato il Partito democratico a un anno di distanza dalla sconfitta alle elezioni politiche. Un movimento tellurico, sì, perché i grillini hanno usufruito della crisi del centrosinistra, con o senza trattino. Per circa 11 mesi è stato comodo intercettare i delusi del campo progressista. È stato come sedere in prima classe senza pagare il biglietto. Ogni errore del campo avverso era un goal a porta vuota per il movimento di Di Maio e Di Battista. Un anno al governo senza avversari con i gialli e verdi a coprire la metà campo della maggioranza e quella dell’opposizione.

E i democratici a litigare su ogni cosa, e a dividersi sempre e comunque in renziani e antirenziani. L’ombra di Renzi, la presenza ingombrante dell’ex premier-segretario del Pd è stato uno dei fattori che ha alimentato il consenso del M5S. «Fin quando ci sarà lui, noi non ci siederemo mai al tavolo con loro», assicurava un grillino di peso nel mese di gennaio. «I renziani ci disprezzano, ci insultano, nemmeno ci salutano…», tagliava corto un altro pentastellato. Ma da adesso «lui», Renzi, non c’è più e i cinquestelle guardano con interesse alle mosse del nuovo segretario Zingaretti. Non a caso Di Maio, a poche ore della vittoria alle primarie di «er saponetta» (nella Capitale viene chiamato così il neo inquilino del Nazareno ndr.), invia un messaggio al governatore del Lazio che suona come una vera e propria apertura. «Il mio in bocca al lupo al nuovo segretario del Pd. Il M5s fra pochi giorni porta in Parlamento una misura che introduce ed estende il salario minimo a tutte le categorie di lavoratori. Una battaglia di tutti e sul tema mi auguro di vedere un’ampia convergenza parlamentare, a partire proprio da Zingaretti». L’uscita del vicepremier spiazza i pochi parlamentari presenti lunedì pomeriggio nel Transatlantico di Montecitorio. «In Parlamento noi dialoghiamo con tutti», risponde un peones, assai ascoltato dai vertici del Movimento. «Se il Pd votasse una nostra misura non potremmo certo dirgli: “No, non accettiamo i vostri vot”i».

Sarà. Eppure l’impressione è che da oggi Di Maio sia costretto a servirsi del nuovo Pd targato Zingaretti per spaventare il ministro dell’Interno che nel frattempo vola nei sondaggi e, secondo alcuni rumors, sarebbe pronto all’indomani delle europee a voltare le spalle a Giggino e a proporre al Capo dello Stato una nuova maggioranza di centrodestra, o destracentro, tenuta in piedi da un drappello di responsabili racchettati qua e là. Da qui la necessità da parte di Di Maio di studiare la contromisura. Flirtare con Zingaretti, con cui i cinquestelle dialogano da mesi in regione Lazio, può essere un modo per evitare di essere stritolati dal nuovo bipolarismo destra-sinistra. Il vicepremier si sente accerchiato, terrorizzato che ogni sua mossa sia sbagliata. Eppure strizzare l’occhio al nuovo centrosinistra che immagina Zingaretti può essere utile a frenare il calo dei consensi. Un calo di consensi verticale.

L’ultimo sondaggio, diffuso ieri dal TgL7, darebbe il M5S al 22,1%, circa 12 punti in meno rispetto al voto delle politiche. Con un dettaglio: il PD rinvigorito dal congresso sarebbe oggi attestato al 19,8%, a sole due lunghezze dai cinquestelle. Non a caso Di Maio teme che il sorpasso dei democratici potrebbe già verificarsi alle europee. Ecco perché intende applicare alla lettera la politica dei due forni di rito democristiano. Un forno con la destra, e uno con la sinistra. D’altro canto, annota a tarda sera un grillino, «non ci sarebbe nulla di male: Salvini non continua ad essere un alleato di Berlusconi a livello locale?».

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/03/05/incubo-sorpasso-e-adesso-i-cinque-stelle-hanno-paura-del-pd-di-zingare/41302/

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