
La Difesa si prepara a illustrare in Parlamento i dettagli non riservati dell’incidente di Kirkuk, che rende ancora più attuale la riunione del Consiglio Supremo di Difesa. I responsabili della sicurezza nazionale non modificano l’allerta, già al livello massimo, i controlli sono continui in tutto il territorio.
di Marco Ludovico
Iraq, attentato alle forze speciali: 5 italiani feriti
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Le procedure di accertamento sull’incidente a Kirkuk sono state segretate. I carteggi sui nostri cinque militari feriti e le dinamiche dell’esplosione sono stati trasmessi dal Cofs, il comando interforze per le operazioni delle forze speciali, guidato dal generale Nicola Lanza de Cristoforis, al capo di Stato maggiore della Difesa, Enzo Vecciarelli. Dopo l’attentato sono almeno due le direttrici delle istituzioni coinvolte: conoscere tutte le dinamiche dei fatti e programmare eventuali modifiche negli assetti operativi; fare una valutazione più ampia dove si intrecciano analisi geopolitiche, indirizzi di governo e garanzie per la sicurezza nazionale.
Le linee di informazione sull’incidente
Nelle linee riservate di condivisione informativa sull’attentato a Kirkuk c’è anche il Coi, il comando operativo di vertice interforze guidato dal generale Luciano Portolano: il Coi ha il comando, la pianificazione e il coordinamento delle missioni all’estero. Ieri attorno alle 11:00 lo Stato maggiore Difesa ha subito informato il gabinetto del ministro della Difesa. Così come sono stati messi immediatamente al corrente i vertici della Marina Militare, Giuseppe Cavo Dragone, e dell’Esercito, Salvatore Farina, visto che i militari colpiti appartengono agli incursori della Marina del Comsubin e al nono reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin.
Quanto potrà trapelare in via ufficiale di tutta la vicenda sarà deciso dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, dopo averne discusso con Vecciarelli, per poterlo riferire in Parlamento. Di certo il tema entra nella riunione del Consiglio supremo di Difesa al Quirinale con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La riunione è stata convocata già l’11 novembre. È diventata più che mai attuale e intrisa di preoccupazioni.
Il faro del Quirinale sulle missioni all’estero
Proprio il primo punto all’ordine del giorno della riunione alla Presidenza della Repubblica recita così: «Punto di situazione sulle principali aree di crisi ed evoluzione delle forme di minaccia, con particolare riferimento al terrorismo transnazionale di matrice jihadista. Impiego dello Strumento Militare nazionale nell’ambito dei diversi Teatri Operativi». Oltre a Mattarella ci sono il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i ministri Luigi Di Maio (Affari Esteri), Luciana Lamorgese (Interno), Roberto Gualtieri (Economia e Finanze), Lorenzo Guerini (Difesa), Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico), il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Lorenzo Fraccaro, il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti, il capo di Smd Vecciarelli e il segretario del Consiglio supremo, generale Rolando Mosca Moschini. Una configurazione al massima livello politico istituzionale per la sicurezza nazionale.
Le valutazioni politiche e istituzionale
La riunione al Quirinale è riservata, a parte il comunicato stampa finale del Quirinale. Certo è che quel primo punto dell’ordine del giorno nasce da uno scenario mutato, drammatico come non si poteva immaginare. Con il disimpegno a sorpresa del presidente Usa Donald Trump in Turchia, la fuga degli jihadisti dalle prigioni curde, tutto il quadro della crisi siriana in fibrillazione esasperata. Senza trascurare la Libia, non solo per la politica sull’immigrazione ma anche per le infiltrazioni del fondamentalismo islamico sia nello stato nordafricano sia in quelli vicini, dalla Tunisia all’Algeria e al Mali, solo per citarne alcuni. L’ordine del giorno del Consiglio Supremo si completa con lo stato degli investimenti nel settore della Difesa, gli assetti delle alleanze Nato, il contrasto alla minaccia cyber.
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