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Italia plastic free? Sì, ma con molta calma (pure troppa)

La plastica monouso viene messa al bando dall’Europa. Il Parlamento Ue, a pochi mesi dalla sua nuova elezione, lascia scritta una data nel futuro dei Paesi membri, il 2021. Per quella data saranno fuori legge posate e piatti di plastica monouso, cannucce di plastica, cotton fioc fatti di plastica e contenitori per alimenti, tazze in polistirolo e anche i bastoncini che servono a mantenere in piedi i palloncini.

E in Italia? Due anni ci bastano? Siamo pronti a diventare “responsabilmente” plastic free?

In realtà avremmo già dovuto esserlo. Da un lato infatti c’è la società che su questi temi ha sviluppato una sensibilità ormai consolidata, dall’altro però stiamo ancora aspettando un provvedimento, definito “salva-mare”, che il governo ha annunciato ormai da tempo e che avrebbe dovuto anticipare le norme della direttiva europea. Sin da ottobre veniva dato per imminente, ma a questo punto molto più probabilmente arriverà dopo.

La direttiva, approvata in via definitiva 48 ore fa, si traduce in una “rivoluzione verde” che farà sentire fin da subito i suoi effetti. Questa legislazione ridurrà il danno ambientale di 22 miliardi di euro, il costo stimato dell’inquinamento da plastica in Europa sino al 2030, visto che secondo la Commissione europea oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. E il mare ne avrà molti benefici; ce ne accorgeremo per esempio d’estate quando sulle spiagge non ci saranno più i rifiuti in plastica che si trovano adesso, e che passano indenni tra i filtri dei depuratori (dove si ha la fortuna di averli). Infatti all’indomani della sua presentazione era stata targata come la direttiva che avrebbe dovuto eliminare l’inquinamento dei 10 prodotti in plastica che troppo facilmente si trovano sulle spiagge. Tra le altre cose le nuove regole fissano un target del 90% per la raccolta di bottiglie di plastica entro il 2029, rendono più forte il ruolo della responsabilità dei produttori, e promettono etichette con informazioni sugli impatti ambientali.

Ancora prima del governo, a giugno 2018, al connubio mare e plastica ho dedicato una proposta di legge che, nella sostanza, consente ai pescatori di poter raccogliere i rifiuti in acqua e portarli a terra per il corretto smaltimento. Oggi sono costretti a sostenere i costi dello smaltimento dei rifiuti eventualmente raccolti! Un bel paradosso! In questo modo accanto alla normale attività di pesca, questi moderni paladini del mare possono così aiutare il Pianeta a liberarsi dai rifiuti in plastica.

Ora, viene da pensare che mettendoli in fila questi tre provvedimenti si traducono in un’unica conseguenza, e cioè nella volontà (finalmente) di voler fare qualcosa di buono per l’ambiente. Neanche a dirlo tutto questo ritardo è dovuto all’ennesima contrapposizione tra le forze della maggioranza. Questa volta ad opporsi alla svolta verde è la sottosegretaria all’ambiente Gava più preoccupata degli interessi dei produttori di plastica che a risolvere un problema epocale. È ovvio che la transizione della produzione andrà accompagnata e forse proprio all’industria della plastica converrebbe cavalcare la sfida e costruire il proprio futuro produttivo invece di fare ostruzionismo.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/03/29/plastica-eliminazione/41607/

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