ALLA CAMERA

Una delle due proposte di modifica prevede che «le condotte poste in essere in attuazione delle autorizzazioni integrate ambientali costituiscono adempimento di un dovere e non possono dare luogo a responsabilità penale o ammnistrativa». La seconda proposta di modifica ha carattere più generale

di Andrea Carli

11 novembre 2019


Ex Ilva, Conte: “Soluzione? Non sono un venditore di fumo”

2′ di lettura

Lo aveva annunciato, e alla fine è arrivato. Anzi: sono arrivati. Italia Viva ha depositato in Commissione Finanze della Camera non uno, ma due emendamenti al decreto fiscale che ripristinano lo scudo penale per i vertici di Arcelor Mittal nella realizzazione del piano per l’ex Ilva. La mossa potrebbe creare nuove distanze e spaccature all’interno della maggioranza su un dossier, quello del futuro del siderurgico ex Ilva, molto sensibile. L’idea di depositare due emendamenti potrebbe avere l’obiettivo di aumentare le chance che le proposte di modifica superino l’esame della Commissione. Conte frena. Prima di qualsiasi apertura da parte del Governo, il gruppo franco indiano deve dimostrare flessibilità sul piano degli esuberi (ne ha prospettati 5mila).

Le due proposte
Una delle due proposte di modifica dei renziani, più generale, prevede che «le condotte poste in essere in attuazione delle autorizzazioni integrate ambientali costituiscono adempimento di un dovere e non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa». La misura varrebbe per tutte le imprese che si trovassero nella situazione di dover adempiere a prescrizioni relative ad autorizzazioni integrate ambientali, come nel caso dell’ex Ilva. La seconda proposta di modifica, invece, è “ad aziendam”, cioè diretta in via esclusiva all’ex Ilva, e ripristina la validità dello “vecchio scudo” legale di Renzi, scattato nel 2015, ma con una delimitazione: le protezioni si apprilcano fatti salvi i principi costituzionali in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Va ricordato tuttavia che tale scudo era stato cancellato con un emendamento soppressivo al decreto “salva imprese”, presentato da 17 senatori Cinque Stelle ma votato anche dal partito dell’ex premier Matteo Renzi, oltre che dal Pd.

 

 

 

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