Il problema tutto italiano è che, a differenza del resto d’Europa, il coronavirus ha colpito un’economia già in crisi. Nel biennio 2018-2019, infatti, avevamo dovuto registrare il fallimento strutturale nelle politiche economiche in Italia per responsabilità, senza ombra di dubbio, del governo giallo- verde, o grillino-leghista, il primo guidato da Giuseppe Conte. Avevano giurato e spergiurato di essere la novità di cui il paese aveva bisogno, di poter creare le condizioni per un’età dell’oro dove addirittura sarebbe stata abolita la povertà.

Volevano costringerci a una decrescita infelice. Come è noto, infatti, la decrescita è felice solo per chi ha denaro sufficiente a vivere di rendita, per chi ha da parte quanto e più del necessario, e della decrescita può anche sorridere. Chi invece ogni giorno si alza di buon mattino e si mette al lavoro, chi appartiene a quella classe media decisiva per il futuro dell’Italia, sa benissimo, oggi più che mai, che una decrescita felice non esiste.

Le scelte folli dei campioni del populismo ci avevano già indebolito: i provvedimenti miopi del reddito di cittadinanza, la lotteria masochista di Quota 100, la rivendicazione costante dell’uno vale uno che ha prodotto il trionfo dell’ignoranza sulla competenza hanno un costo, a cui si aggiungono quelli drammatici sopraggiunti negli ultimi tempi. […]

Continuo a pensare che il reddito di cittadinanza sia il più clamoroso degli errori che una comunità possa commettere e per dimostrarlo vorrei abbandonare invettive e sterili proclami portando il ragionamento su un altro livello e spiegando perché si tratta di una colossale follia. Follia che ha un metodo e che trova terreno fertile in alcune menzogne, ma non risponde efficacemente ai bisogni reali di chi vive in condizioni economiche precarie, limitandosi a solleticare, come ogni populismo, una reazione dell’opinione pubblica senza risolvere il problema alla radice.

Il reddito di cittadinanza è, infatti, nient’altro che l’apoteosi dell’approccio populista applicato all’economia e supportato a livello mediatico da una titanica operazione di propaganda messa in piedi dal Movimento 5 Stelle.

Alla base della filosofia del reddito di cittadinanza vi è una visione neoluddista, che prefigura un futuro caratterizzato da ansia e paura, dominato dallo spettro della «grande disoccupazione» determinata dall’avvento dell’Internet delle cose, della rivoluzione dei Big Data, dell’intelligenza artificiale, e oggi favorita dalla tragedia del coronavirus. Non si tratta qui di negare questi colossali mutamenti né la gravità della situazione, ma solo di tener conto del fatto che, come peraltro la storia insegna, a ogni cambiamento corrisponde l’emersione di nuove forme di lavoro e la creazione di altre figure professionali, con diverse competenze su cui investire e abilità da sviluppare.

Se vogliamo andare in questa direzione, è ovvio che va abbandonata la concezione del futuro che emerge dalle parole dei populisti grillini, improntata a una cultura del terrore, la quale, a ben vedere, è in tutto e per tutto assimilabile a quella dei populisti di altro segno, i leghisti, sul tema dell’immigrazione. Come i loro omologhi di colore diverso, i pentastellati immaginano che il domani sia un qualcosa di cui avere timore, da dipingere a tinte fosche, irto di difficoltà e pericoli, ricco di minacce. Una sorta di Nemico. Non è pensabile, a maggior ragione oggi, governare un paese senza una prospettiva di futuro o in cui questo assuma le fattezze di un buco nero. Se credi che il mondo debba finire domani, quali chance puoi proporre ai tuoi figli? Il domani è senz’altro incerto e tutti noi dobbiamo lavorare insieme per far sì che il paese possa raggiungere una maggiore stabilità, ma non vogliamo immaginare che il domani della repubblica democratica fondata sul lavoro si risolva nel percepire un sussidio, nell’elemosinare forme di bieco assistenzialismo, nel consegnare ai nostri giovani un attestato di fallimento a priori, un messaggio che non è soltanto diseducativo, ma essenzialmente mortifero. Così facendo ci ritroveremo con in mano un pugno di mosche, un lungo elenco di debiti di cittadinanza prodotti da altrettanti redditi da elargire ai furbetti.

Matteo Renzi, La mossa del cavallo. Come ricominciare, insieme, Marsilio (pp. 224, euro 16)

In libreria dal 4 giugno 2020

La cosa che unisce grillini, leghisti e tutti i populisti è la paura del futuro

Rispondi