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La differenza tra Salvini e Renzi? Il Capitano durerà di più, perché ha un’opposizione pavida e debole

Non allarmatevi. Non stiamo per aprire un nuovo capitolo sulla misteriosa morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni precipitato con il suo aereo nel 1962, ma per provare a comprendere il destino, per fortuna meno tragico, dei due “Mattei” della politica italiana.

Il primo è il Matteo del Pd, che aveva davanti a sé un’autostrada di potere, che ha raggiunto il 40 per cento alle elezioni europee e che ha dilapidato un patrimonio di consensi per non avere letto la storia universale dei referendum, persi persino da personaggi come Churchill e De Gaulle, e più recentemente Chirac. Uno spreco per il Paese, che ha mancato la grande occasione di una stagione finalmente riformatrice e progressista.

Il secondo Matteo, quello della Lega (ma anche ministro degli Interni, ma anche vice premier, ma anche maggiore azionista del governo, ma anche europarlamentare, ma anche poliziotto e, nelle intenzioni, anche ammiraglio di marina) ha superato il 30 alle europee, ha guadagnato punti nelle ultime settimane di sbarchi e porti bloccati e, secondo l’ultimo sondaggio, sarebbe vicino, come il Matteo del Pd, alla fatidica soglia del 40 per cento. Un dato che garantirebbe mani libere sul governo, la continuità della legislatura, una seria ipoteca sulla prossima elezione del presidente della Repubblica.

I grillini possono soltanto abbozzare e digerire offese e stravolgimento della loro piattaforma politica, pena il suicidio delle elezioni anticipate. E Forza Italia è prossima all’estinzione/scissione.

La conquista e la genesi di queste percentuali hanno però fondamenti diversi. Renzi vinse le elezioni allargando al centro la base di consenso, ma perdendo voti a sinistra e alimentando la base grillina. Governò con una forza parlamentare meno ampia, decimata dalle liti a sinistra, contro un’opposizione decisamente più agguerrita e dovendo fare i conti, infine, con l’intellighenzia critica – economisti, intellettuali, giornalisti, giuristi, sindacalisti – che fin dall’inizio lo consideravano un corpo estraneo, uno fuori dal coro e, a ben vedere, un provinciale anti-establishment che pure tentava di accreditarsi presso banchieri e industriali. Basti ricordare lo schieramento ad arco costituzionale – da Monti alla Camusso – che si formò per il No alla riforma della Costituzione e all’abolizione del Senato.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/07/08/politica-salvini-renzi-governo-opposizione/42798/

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