
Se le cose stanno così, dopo non avere creduto ai propri occhi per l’approdo a Palazzo Chigi, si può ben immaginare uno scivolo ulteriore per l’ex miracolato, il premier potrebbe finalmente prendere atto che non si tratti di una semplice paramnesia, cioè un falso ricordo, una distorta percezione di sé, smettendo così di pensarsi come semplice controfigura. Sempre per dirla con la storia dei “Beati Paoli”, un Blasco di Castiglione, il cadetto, il capitano di ventura, che infine diventa lui, dopo mille peripezie, intrighi, duelli, fughe in carrozza, il nuovo duca, succedendo a tutti gli altri duchi, sia il buono sia il malo, che non avrebbero mai supposto un simile epilogo. Perfino alla faccia di quell’altro, Salvini, che forse Capitano lo era soltanto nelle stringhe di Twitter e negli occhi innamorati sotto la frangetta del suo Luca Morisi, regista del musicarello sovranista con Matteo a ballare in tuta acetata da caserma, come un tempo Gianni Morandi con Laura Efrikian.
Tuttavia, a pensarci bene, più che nei panni dei duchi Albamonte della Motta, Giuseppe Conte è un po’ personaggio da “Guerra lampo dei Fratelli Marx”, c’è finalmente da immaginarlo, proprio come fa Groucho, a sforbiciare i pennacchi dei corazzieri mentre questi gli sfilano davanti, ormai convinto che quando Mattarella lo convoca sul Colle è esattamente lui che chiama. Rieccolo che si guarda allo specchio nell’attesa della telefonata di un Franceschini o di chissà chi altri, come lui duchi conti, interlocutori del Pd o giù di lì, perché, a pensarci bene, mica ci sarebbe nulla di male a trovarsi insieme, no? Perfino un pezzo di amici e amiche del Movimento 5 Stelle stanno lavorando nella direzione del dopo “governo del cambiamento”, non te lo dicono espressamente, ma lui sa bene che è così, che le trattative ci sono già, e Mattarella, dai, non direbbe di no, così pensano certamente quelli che hanno mangiato la foglia rendendosi conto che con la Lega e Salvini c’è poco da stare sereni, da spartire, poco di buono da aspettarsi, anzi, come si dice prosaicamente, quello ti mangia in testa.
Sembra di vederlo già Giuseppe Conte fra qualche anno, mentre taglia il nastro tricolore della TAV finalmente portata a compimento, il giorno dell’inaugurazione ufficiale, con il vescovo e i generali, sorride, ripone le forbici sul cuscino di raso rosso e via con gli applausi, come avrebbe fatto un tempo la contessa Pia Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare o un qualsiasi ministro socialdemocratico del sole nascente, che so, un Tremelloni o un Nicolazzi, e sorride soddisfatto, Conte, intravedendo già la targa all’imbocco del tunnel, dove ci sia scritto “qui, governando Giuseppe Conte…”, la stessa targa dove qualcuno, certamente, a pennarello prima poi segnerà un grande “nun ce se crede!”
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