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La sanità in Puglia è un disastro, e la responsabilità è di Michele Emiliano

A Grottaglie, in provincia di Taranto, a Michele Emiliano lo avevano preso sul serio: «Piuttosto che chiudere il vostro ospedale senza avvisarvi – disse all’allora sindaco Ciro Alabrese, accompagnato nell’occasione a Bari da un gruppo di amministratori del posto – mi sarei tagliato una gamba».

Fortunatamente, il magistrato in aspettativa prestato alla politica l’arto non se l’è fatto amputare ma il San Marco, punto di riferimento di un bacino

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d’utenza stimato in non meno di centodiecimila abitanti, di fatto non è più degno di chiamarsi ospedale: il punto nascite, uno dei fiori all’occhiello della città delle ceramiche, è stato chiuso; nei reparti di Ortopedia e Chirurgia non ci sono più posti letto ma si eseguono solo piccoli interventi in Day service; il pronto soccorso è stato sostituito da un punto di primo intervento che poco può fare se non disporre il trasferimento del paziente al Santissima Annunziata di Taranto quando si rende necessario effettuare approfondimenti diagnostici. Peccato però che al nosocomio del capoluogo ionico, nonostante l’abnegazione del personale sanitario, farsi visitare in tempi ragionevoli è un’impresa.

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Sarà forse per questa ragione che quando qualche giorno fa è circolata la notizia di 11 ospedali da chiudere, in tutte le province è scattato l’allarme, con i territori interessati pronti alle barricate. Il presidente della Regione ha provato a stemperare la rivolta chiarendo che si tratterebbe solo di operare una distinzione tra ospedali per pazienti acuti e strutture destinate a cronici e lungodegenti bisognosi di riabilitazione.

Il tempo dirà come stanno effettivamente le cose, ma intanto per Michele Emiliano è il momento di tirare le somme e fare il bilancio di cinque anni di governo regionale, con la delega alla Sanità che ha conservato ben stretta nelle sue mani.

Più che respingere l’assalto dei presunti “nemici del nord” (riproposta la contrapposizione amico-nemico, dunque niente di nuovo sotto il sole della comunicazione politica), il governatore che qualche tempo fa tentò addirittura la scalata alla segreteria nazionale del Pd, dovrà temere il giudizio dei pugliesi che tra qualche mese voteranno per il rinnovo del consiglio regionale.

A fronte del miglioramento dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, e della decisione di costruire cinque nuovi ospedali – sul San Cataldo di Taranto è ancora tutto fermo – i risultati della gestione sanitaria non sembrano soddisfacenti, per non parlare dei conclamati fallimenti.

Sulla spesa farmaceutica, per esempio, la Puglia detiene la maglia nera tra tutte le regioni italiane, conquistando un primato tutt’altro che invidiabile: nel periodo gennaio-agosto 2019, lo scostamento tra spesa programmata e quella reale ammonta a circa 222 milioni di euro. Il report è dell’Agenzia italiana del farmaco, c’è poco da contestare o puntualizzare.

Non va meglio per le liste di attesa per eseguire determinati esami o prestazioni. Emblematico il caso di un uomo di 55 anni con due polipi nell’intestino che andrebbero asportati al più presto ma a cui il Centro prenotazioni dell’Asl di Lecce ha dato appuntamento tra 873 giorni, per la precisione al 9 gennaio 2022. Con l’aggravante, peraltro, che si tratta di un caso di recidiva, quindi con la possibilità concreta che le masse intestinali si trasformino in cancro.

E quando le istituzioni pubbliche proprio non ce la fanno a garantire il diritto alla salute tocca direttamente ai cittadini, incredibile ma vero, mettere mano al portafogli e finanziare di tasca propria la sanità. Dopo averlo già fatto, s’intende, pagando le tasse.

È successo a Taranto, dove alcune patologie tumorali che colpiscono i bambini hanno fatto registrare incrementi significativi rispetto alla stessa media regionale, come dimostra lo studio Sentieri commissionato dal ministero della Salute e coordinato dall’istituto superiore di Sanità. Il reparto di oncoematologia pediatrica diretto da Valerio Cecinati, infatti, è stato messo su con la raccolta fondi promossa da un gruppo di tarantini e il supporto determinante di Nadia Toffa, la Iena prematuramente scomparsa e a cui la struttura è stata intitolata. Con la vendita delle magliette con la scritta Ie jesche pacce pe te (in dialetto tarantino significa Io esco pazzo per te) sono stati raccolti tanti soldi da destinare al potenziamento del reparto e così, finalmente, anche i viaggi della speranza per andarsi a curare in altri centri italiani sono diminuiti.

Persino il microscopio, utilissimo per la diagnosi delle patologie neoplastiche, presto sarà sostituito con un altro di ultima generazione, grazie a una donazione delle guardie giurate che lavorano al Santissima Annunziata e che quindi conoscono bene la sofferenza dei più piccoli e dei loro genitori.

È certamente una storia bellissima, ma che in controluce rivela la distanza abissale tra promesse e realtà, tra proclami e risultati. Ed è molto probabilmente su questo scarto che Emiliano si gioca la riconferma alla guida della Regione. Tra qualche mese sapremo se i pugliesi si fidano ancora di lui.

https://www.linkiesta.it/it/article/2020/01/25/michele-emiliano-sanita-puglia-elezioni/45182/

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