ROMA – Giuseppe Conte pronto all’aut aut. Domani il presidente del Consiglio in conferenza stampa lancerà una sorta di ultimatum a Lega e M5S. Detterà cioè i presupposti per andare avanti, a un anno dall’insediamento a Palazzo Chigi. E lo farà anche se non dovesse tenersi prima l’auspicato vertice con i suoi due vicepremier, che appare possibile soltanto oggi, perché Matteo Salvini domattina è atteso in Veneto.

Il vicepremier leghista sarà presente alla parata del 2 giugno. Ma ieri è tornato ad attaccare la ministra M5S della Difesa, Elisabetta Trenta, travolta dalle polemiche per i generali che hanno scelto di disertare la cerimonia, quest’anno dedicata all’inclusione, e per i politici assenti, tra cui Giorgia Meloni (Fdi). «Se qualcuno non c’è, evidentemente, è perché non ha sentito sempre la presenza e la vicinanza di un ministro», ha affondato Salvini. Non è un mistero che la Lega gradirebbe la sostituzione di Trenta, insieme a Toninelli e Costa. «In casa d’altri ci sono ministeri che stanno facendo bene, altri funzionano meno», ha incalzato il viceministro leghista dell’Economia Massimo Garavaglia: «Se diamo una registrata male non fa». Ma in soccorso di Trenta è arrivato lo Stato Maggiore della Difesa, che si è dissociato «da ogni presa di posizione personale che possa minare la coesione politico-istituzionale necessaria per il regolare svolgimento dei compiti propri delle Forze armate».

È solo l’ultima puntata della telenovela gialloverde. Il premier e i leader dei due partiti di maggioranza si sono visti ieri sera al ricevimento al Quirinale, ma non siedono attorno allo stesso tavolo dal turbolento Consiglio dei ministri in tre round del 20 maggio. Da allora c’è stato lo spartiacque delle europee, che hanno sancito l’inversione dei rapporti di forza tra gli alleati e indebolito la posizione di Luigi Di Maio. Per questo un vertice a tre è urgente. Conte vuole rimettere sui binari il treno del Governo. Domani la riapertura dei mercati sarà il primo test per capire l’accoglienza riservata alla lettera di risposta a Bruxelles, inviata venerdì sera dopo l’ennesimo psicodramma nell’Esecutivo. La replica giungerà mercoledì, insieme al Rapporto sul debito. Salvini non abbassa i toni: «Gli italiani ci chiedono meno tasse e più lavoro. Se ci diranno “no” vedremo chi avrà la testa più dura». Di Maio assicura: «Nessun taglio alla spesa sociale, da tagliare sono le tasse. Un altro Governo Monti anche no».

Nel frattempo sulla scrivania del premier i dossier si accumulano. In cima, se non altro per l’urgenza, ci sono i decreti all’esame del Parlamento. Sullo sblocca cantieri, calendarizzato martedì in Aula al Senato, pende la tegola degli emendamenti leghisti su subappalti, Tav e sospensione di due anni del Codice appalti. Indigesti ai Cinque Stelle, per quanto ammansiti dalla necessità di accettare l’agenda di Salvini per scongiurare il rischio di urne anticipate. Spetta a Conte trovare una mediazione prima del passaggio alla Camera, dove è quasi scontata la fiducia visto che il decreto scade il 17 giugno. La blindatura scatterà invece con tutta probabilità già mercoledì alla Camera sul decreto crescita. Dove il nodo politico da sciogliere è la norma “Salva-Roma”, che Salvini non intende licenziare senza un contrappeso per gli altri Comuni in difficoltà.

Due fiducie che si vanno ad aggiungere alle sette già chieste dal Governo nel suo primo anno di vita. Dodici mesi vissuti sul filo di misure ordinarie e straordinarie da gestire a volte cercando faticosi compromessi. Ben 20 sono fin qui i decreti legge varati dall’Esecutivo, che diventano 24 nella legislatura tenendo conto dei 4 Dl deliberati da Gentiloni in ordinaria amministrazione. Non meno cospicua la mole di ritocchi apportati dal Parlamento fino al 15 maggio alle appena 47 leggi licenziate dalle Camere (di cui 17 di conversione di decreti e 14 di iniziativa governativa): 1.085 emendamenti (644 sui Dl) tra commissioni e Aula. A fare il punto sulla produzione legislativa e sull’attività “normativa” del Governo Conte, che conta anche 49 decreti legislativi in Gazzetta Ufficiale, è un dossier del Servizio studi della Camera aggiornato al 15 maggio. Che certifica l’iper produzione normativa dell’Esecutivo a fronte della semiparalisi del Parlamento.

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