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Lavoro, tutte le misure “a rischio” per la crisi di governo

Dai rider alla ex ilva

Il decreto sui rider, le tutele per i manager dell’ex Ilva e gli aiuti alle aziende in crisi, licenziato dal consiglio dei ministri “salvo intese” senza l’approvazione definitiva del governo resta lettera morta. Il decreto dignità e il reddito di cittadinanza potrebbero essere modificati o non essere confermati da un altro esecutivo.

di Giorgio Pogliotti

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8 agosto 2019


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3′ di lettura

Dal decreto dignità che ha modificato la disciplina sui contratti a termine e sul lavoro in somministrazione, al dimezzamento delle ore e dei fondi per l’alternanza scuola-lavoro. Dall’introduzione del reddito e della pensione di citttadinanza che ha interessato finora oltre 905mila nuclei familiari, fino all’ultimo decreto legge sui rider, il sostegno alle aziende in crisi e le tutele per gli attuali gestori dell’ex Ilva che è stato approvato dal consiglio dei ministri «salvo intese»: va completato affinchè non rimanga lettera morta.

Sono i principali provvedimenti sul mercato del lavoro lasciati in eredità dal governo Conte. Buona parte di queste misure, se dovesse cambiare la maggioranza di governo, sono fortemente a rischio.

Salario minimo legale: prima vittima della crisi
La prima vittima della crisi di governo è l’annunciata introduzione del salario minimo legale, fortemente voluto dal M5S, ma avversato da tutte le parti sociali, dalla Lega e dalle opposizioni) , che sembra destinato a restare solo sulla carta. Il disegno di legge presentato a luglio del 2018 dalla senatrice pentastellata Nunzia Catalfo è fermo in commissione lavoro. Lo scorso 6 luglio, al termine dell’incontro con le parti sociali al Viminale, il vicepremier Matteo Salvini ha raccolto le critiche mosse da imprese e sindacati sui provvedimenti sul lavoro targati M5S. «Si rischia una fuga dai contratti collettivi – ha detto-, con il risultato che per aiutare qualcuno si danneggiano milioni di lavoratori. Una riflessione qualcuno la dovrà pur fare».

A rischio reddito di cittadinanza e decreto dignità
Bersaglio di Salvini è anche il decreto dignità, su cui sempre il 6 luglio, su istanza del mondo produttivo ha aperto a «modifiche, vista l’inefficacia delle misure». Nel mirino anche il reddito di cittadinanza, considerando che per questa ragione «molte imprese hanno sottolineato la mancanza di mano d’opera qualificata». Nel comizio di Sabaudia della sera del 7 agosto Salvini è tornato sul tema: «Non si possono garantire reddito di cittadinanza a tutti e salario minimo, prima bisogna dare lavoro, creare ricchezza, sennò cosa ridistribuisci?».

Dai rider agli aiuti per le aziende in crisi, serve il via libera del governo Ultimo atto del governo Conte è il decreto legge con la norma sui rider e gli aiuti alle aziende in crisi, licenziato «salvo intese» dal consiglio dei ministri del 6 agosto: prevede che l’impresa titolare della piattaforma digitale, debba farsi carico della copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Per il trattamento economico dei rider il Dl riconosce la possibilità di utilizzare il cottimo misto, ovvero un importo pagato come lavoro a cottimo in misura non prevalente, in aggiunta ad una retribuzione a tempo. La retribuzione base oraria è riconosciuta a condizione che per ciascuna ora lavorativa il lavoratore accetti almeno una chiamata.

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