L’idea per depotenziare Renzi: un gruppo autonomo dove potrebbero confluire i fedelissimi di Alessandro Di Battista e i critici verso Luigi Di Maio. Ma i vertici lavorano per l’unità

di Manuela Perrone

23 settembre 2019


Ci sono i contrari all’intesa col Pd, capitanati dal senatore Gianluigi Paragone e vicini ad Alessandro Di Battista. Ci sono gli ex “dimaiani” delusi perché non riconfermati al Governo, come Danilo Toninelli, Barbara Lezzi e Giulia Grillo. Ci sono i “fichiani” rimasti a bocca asciutta nel valzer delle nomine nel sottogoverno, come Luigi Gallo. Nel M5S il malessere cresce e assomiglia a un prisma con tante facce, dal futuro ancora incerto.

L’ipotesi di una scissione a Palazzo Madama rimbalza nei corridoi e nelle commissioni. Sarebbero circa 25 i senatori disposti a seguire Paragone nel caso decidesse di creare un gruppo autonomo rispetto al Movimento: una sorta di argine critico da destra, modello Renzi col Pd. Ed è proprio contro il leader di Italia Viva che negli ultimi giorni il più filoleghista dei senatori pentastellati ha indirizzato i suoi strali. «Nella prossima legge di stabilità chiederò di abbandonare la riforma di Renzi sulle bollette e tornare al sistema di prima: meno consumi e meno paghi», ha attaccato Paragone ieri in Tv. Di Battista, qualche giorno prima, aveva messo in guardia i suoi proprio dall’ex premier, avvertendo: «Non vi fidate del Pd derenzizzato, Renzi ci ha lasciato dentro decine di pali». Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex ministra del Sud, Barbara Lezzi, che prima ha criticato il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora per aver benedetto l’accordo tra pentastellati e dem in Umbria e poi ha precisato: «Gli iscritti a Rousseau non hanno votato per un Governo con dentro anche Leu e Renzi. Non è un dettaglio trascurabile».

Al Senato, dove i numeri della maggioranza sono sul filo, i mal di pancia preoccupano. Domani alle 13.30 è in programma un’assemblea del gruppo, nella quale si tenterà di convergere intorno a una soluzione che possa sminare il terreno: la candidatura di Toninelli a capogruppo (al posto di Stefano Patuanelli, passato al timone del ministero dello Sviluppo economico), nonostante nelle scorse settimane fossero circolati altri nomi, come quelli di Gianluca Perilli, vicecapogruppo vicario che ha partecipato al tavolo delle trattative con il Pd, e di Ettore Licheri. L’ex ministro delle Infrastrutture, attaccato da destra e da sinistra anche per la sua posizione No Tav, è stato elevato ad esempio di coerenza proprio da Di Battista. E potrebbe essere sostenuto anche da Paola Taverna, che non ha mai nascosto le sue perplessità sull’alleanza con il Pd.

Alla Camera la situazione è più fluida, non c’è una fronda a destra strutturata come al Senato. I malumori contro le scelte di Di Maio e dei vertici, ritenute premianti verso fedelissimi e “trombati”, corrono però in maniera trasversale. L’ex ministra della Salute, Giulia Grillo, che ha perso la guida della Sanità concessa a Leu, ha condiviso le parole di Di Battista contro il Pd. Ma la sinistra che gravita intorno al presidente della Camera, Roberto Fico, non perde occasione per affondare il colpo proprio contro Di Battista. «Non abbiamo bisogno di parolai», ha scritto il presidente della commissione Cultura della Camera, Luigi Gallo, in un post su Facebook. Anche lui, però, fa parte della pattuglia di chi non è stato promosso sottosegretario.

 

 

 

 

www.ilsole24ore.com

Rispondi