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Ma quale crisi: Lega e Cinque Stelle sono più uniti che mai

«Questo governo non cadrà perché Matteo Salvini non si lascerà scappare un’occasione davvero ghiotta, ovvero i fondi Cipe 2021-2027, circa 21 miliardi da distribuire a pioggia ai Comuni». Transatlantico di Montecitorio, due grillini si fermano, si guardano negli occhi, e ripetono al cronista una tesi suggestiva dietro cui si nasconderebbe il motivo per cui questo esecutivo non finirà la sua esperienza né oggi, né domani, né dopo le europee del 26 maggio. Non c’è aria di crisi di governo nel palazzo che ieri ha visto l’approvazione del ddl sul codice rosso.

Un’altra spia la si può leggere nel passo indietro dei leghisti proprio sul codice rosso: ieri mattina le truppe di Matteo Salvini hanno deciso di ritirare l’emendamento sulla castrazione chimica per evitare lo scontro con i grillini. Insomma, litigano, drammatizzano, ma non hanno la forza di rompere e di far saltare in aria il governo più pazzo della storia della Repubblica. Ogni volta sembra che tutto possa deflagrare da un momento all’altro. Che basti un nonnulla. Poi, invece, tutto finisce con un abbraccio, una stretta, un «Luigi è leale», «Matteo è una persona seria». Pace e cielo sereno.

Altri sostengono che lo scontro degli ultimi giorni si potrebbe perfino derubricare a mera campagna elettorale, al gioco delle parti. «Andremo avanti cinque anni. Se ne facciano una ragione i giornaloni che desiderano la crisi», ripetono fino allo sfinimento. Non a caso nel dietro le quinte i parlamentari gialli e verdi mostrano tranquillità. «Non ci sono all’ordine del giorno riunione congiunte dei gruppi di Camera e Senato. Segno che siamo in una fase di calma», rivela un leghista che parla con i piani alti dell’esecutivo.

E se è vero che siamo l’unico Paese in recessione in Europa, se è vero che il nostro debito pubblico sale di mese in mese, e se è altrettanto vero che il sistema produttivo arranca, è però altrettanto vero che i due contraenti non intendono mollare la cadrega. Vige un patto di potere che controbilancia qualsiasi forza esterna. Per dirla con un leghista, ci troviamo nella situazione nella quale «nessuno dei due desidera restare con il cerino in mano». Fin quando potrà durare l’esecutivo? «Dureremo cinque anni, vedrete. A uno conviene andare avanti, e l’altro è costretto», chiosa il leghista che poi fugge in sala fumatori a bruciare l’ennesima Marlboro della giornata.

Certo, visti i numeri dei sondaggi, i leghisti potrebbero essere tentati di andare all’incasso. Ma c’è un rischio per, Salvini&Company cioè che l’attuale legge elettorale, il Rosatellum, non garantisce la maggioranza piena al centrodestra. Da qui la necessità di continuare il flirt con il collega Di Maio.

Già, Di Maio. Quest’ultimo, va da sé, è ben felice di restare in sella al ministero dello Sviluppo Economico. Per lui l’idea di andare al voto equivale a un mezzo suicidio: se si tornasse alle urne il M5S dimezzerebbe il numero dei parlamentari. Lo dicono oggi tutti gli istituti di ricerca. Viste le premesse, è realistico immaginare elezioni anticipate? L’ultima parola sulla questione spetterà come sempre a Mattarella. Ma il Capo dello Stato non scioglierà mai le Camere nel bel mezzo della sessione di bilancio. La sua unica preoccupazione è la stabilità del sistema politico.

Da qui la tesi di leghisti e cinquestelle, che suona più o meno così: «Superato lo scoglio della prossima manovra di bilancio supereremo qualsiasi ostacolo. Il nostro sarà un esecutivo di legislatura».

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/04/03/lega-cinque-stelle-governo-crisi/41660/

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