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Made in Italy, perché non possiamo permetterci di voltare le spalle alla Ue

E ora arriva il bello. Incassati i risultati elettorali delle Europee, il governo gialloverde non ha più alibi se non vuole restare con il cerino in mano. Dopo gli ultimi dati congiunturali , l’esecutivo non ha alternative: o si concentrerà sull’economia, a cominciare dal “made in Italy” che continua a perdere colpi, oppure la recessione metterà tutti ko, a cominciare proprio da Salvini che dovrà rivedere il suo atteggiamento molto critico nei confronti di Bruxelles.
Come ha ammonito il governatore Visco all’assemblea di Bankitalia, l’Italia è, infatti, più povera senza l’Europa. E oggi ci vogliono massicci interventi per rilanciare la nostra industria che continua a perdere colpi sullo scenario internazionale e ridare così fiato a quelli che una volta chiamavamo con orgoglio i “sciur Brambilla” del miracolo economico.

Sono tanti i segnali che ci danno l’urgenza di voltare pagina. Alcuni di questi meritano un’ approfondita riflessione: è il caso dello “spread” che è di nuovo in fibrillazione. Con la crisi che ci stiamo ritrovando, se non vuole davvero la fine anticipata del governo, il leader del Carroccio è costretto, magari suo malgrado, a non fare la voce grossa con Bruxelles e a non chiudere la porta in faccia ai “partner” comunitari. Salvini dovrebbe, anzi, cercare di avere più peso nel club europeo e, in tal senso, la scelta di un commissario di peso, tipo l’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, non sarebbe sbagliata.

Potrebbe sembrare un paradosso, ma mai come adesso, con una Lega euroscettica in forte crescita, non possiamo consentirci il lusso di voltare le spalle alla Ue. Anche perché, con un’economia sempre più globalizzata, non è neppure più tempo del “piccolo è bello” che, per decenni, è stato il nostro grande cavallo di battaglia. Se non vogliamo affossare definitivamente il “made in Italy” siamo, dunque, senza alternative. Vent’anni fa era diverso e mi viene in mente cosa scrisse Bill Gates nella prefazione ad un libro che pubblicai nel 2000 per Baldini & Castoldi, “I signori di Internet”: «L’Italia è un Paese dalle grandissime risorse culturali e produttive… Questo binomio… costituisce una miscela esplosiva capace di concorrere e di affermarsi su qualsiasi piazza …». Mi chiedo cosa potrebbe dire oggi il padre di Microsoft a proposito di quello che continuiamo a chiamare “il Belpaese”.

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