
di Marco Rogari, Gianni Trovati
Europa non aprira’ procedura di infrazione contro l’Italia
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Nonostante i mesi passati a lanciare proclami contro l’«austerità», l’Italia realizzerà nel 2019 quello che il ministro dell’Economia Tria ha definito giovedì al Senato «il più forte aggiustamento strutturale degli ultimi anni».
La vittoria operativa della linea Tria-Conte, tradotta nella decisione di blindare nei saldi di finanza pubblica le minori spese per reddito di cittadinanza e quota 100, è stata decisiva per evitare l’apertura della procedura d’infrazione . E tornerà a rivelarsi cruciale fra qualche settimana, quando si tratterà di definire l’impianto della prossima manovra: per due ragioni, nel solito doppio binario tecnico e politico che guida i confronti con Bruxelles.
Sul primo aspetto, se l’Italia riuscirà a realizzare una correzione strutturale da 3-4 decimali di Pil, per i calcoli che guidano il braccio preventivo del Patto di stabilità il risultato si potrebbe tradurre in circa due decimali di “flessibilità” aggiuntiva per il prossimo anno, dal momento che almeno una parte del miglioramento andrà a compensare lo sforamento 2018. In termini pratici, la richiesta di correzione per l’anno prossimo si alleggerirebbe di circa 4 miliardi. E in termini politici questa possibilità è resa concreta proprio dalla mancata apertura della procedura d’infrazione, che in caso di avvio avrebbe sgombrato il campo da qualsiasi trattativa.
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Lo scenario senza procedura rimette poi in gioco la clausola degli «eventi eccezionali» che Roma ha già chiesto quest’anno, e ha intenzione di richiedere il prossimo. La clausola, che esclude 3,2 miliardi (0,18% del Pil) di spesa dai calcoli del saldo strutturale, agisce in due sensi: la verifica ex post sul 2019, se positiva, taglierebbe di un altro 0,18% il deficit strutturale italiano di quest’anno, e la trattativa sul 2020 potrebbe ridurre di altrettanto le risorse da trovare per far quadrare i conti della manovra. In tutto, insomma, il «bonus» da mancata procedura arriverebbe a 6 miliardi.
I calcoli sono cervellotici, ma hanno ricadute politiche immediate in una maggioranza che finora è riuscita a far convivere le parole bellicose nei confronti della Ue dei vicepremier Salvini e Di Maio e le azioni di ricucitura portate avanti dal premier Conte e dal ministro dell’Economia. «La manovra avrà un pesante taglio di tasse – è tornato a ripetere ieri il leader della Lega – e se l’Europa ci dirà di no lo faremo ugualmente». Tenere insieme questa linea e la nuova correzione dei conti appena promessa a Bruxelles rimane difficile. Ma sarebbe stato praticamente impossibile senza i nuovi numeri realizzati con assestamento e decreto salva conti e senza chiudere l’accordo con la Ue.
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