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Né elezioni, né governicchio. Ecco cosa serve veramente all’Italia

Il tema affascinante e terribile del momento è come affrontare il “Capitano” dopo il suo strappo di Agosto e la crisi. Le posizioni sono ben sintetizzate nei due pezzi de Linkiesta. Francesco Cancellato parla di 10 motivi per mettere Salvini a bagnomaria. Allontaniamolo dal potere, non facciamo il suo gioco. Michele Boldrin e Thomas Manfredi rispondono con cinque motivi per andare subito a elezioni anticipate. Per me questa situazione è la speranza di tornare ad un antico sogno. Dopo le elezioni di Marzo pensavo (ingenuamente?) che il successo dei Cinquestelle potesse essere un argine a Salvini che vedevo (a ragione mi pare) come il vero pericolo del paese. I Cinquestelle potevano scegliere due strade egualmente nelle loro corde e tutto dipendeva da chi voleva e poteva dargli sponda. Sappiamo come è andata. Hanno vinto i popcorn. I treni a volte ripassano.

Elezioni subito mi pare una versione masochista della teoria dei popcorn (abbandonata peraltro dal suo ideatore con un colpo d’ala che gli fa onore). Con uno scenario da incubo. 4 mesi di campagna elettorale in cui il paese dà al solito il peggio di sé e il mago Salvini darà la stura a tutte le possibili promesse irrealizzabili. Poi una maggioranza bulgara (difficile far cambiare idea agli elettori in così poco tempo), lo scontro con l’Europa (concordo che forse non sarà così matto da uscire dall’euro ma lo scontro, lo spread che sale e il rischio di crisi finanziaria ci saranno eccome e colpi d’ala non si possono escludere a priori), l’elezione di un presidente della repubblica amico. Cinque anni di governo di destra in cui la narrativa e l’agenda saranno la sicurezza, il “noi contro loro”, insomma il principio dell’”uno contro uno minore di due” che in economia è sempre distruttivo, dalla guerra dei dazi fino alle politiche verso i migranti. Cinque anni in cui di emergenza climatica (un tema che Salvini neanche sa dove sia di casa) non si parlerebbe neanche. Cinque anni di italiani ancora più incattiviti e rancorosi con la bestia di Merisi ben nutrita dai soldi del Viminale.

C’è un’altra possibilità. Ma come dicono giustamente Boldrin, Manfredi e molti altri non può essere manfrina o governicchio. Per questo bisogna puntare in alto. Un governo di quattro anni sui grandi e veri temi di oggi. Giustizia fiscale (pagare meno pagare tutti con vincolo di trasformare in riduzione della pressione fiscale tutti i guadagni in materia di evasione). Emergenza climatica come sfida più urgente che richiede una trasformazione del sistema produttivo. Anche un aumento selettivo di Iva (laddove c’è più rischio di inquinamento e di riscaldamento globale) sarebbe da questo punto di vista un segnale di politica economica. Il fumo fa male, ce ne siamo convinti, e quando lo tassiamo nessuno dice nulla. Spieghiamo agli italiani che l’inquinamento e il riscaldamento globale uccidono e uccideranno molto più del fumo e spingeranno verso le nostre coste migliaia e migliaia di disperati dai paesi più caldi e più poveri. E diamo il segnale giusto al nostro sistema produttivo perché il futuro sarà delle aziende leader nella sostenibilità ambientale e nell’economia circolare. Terzo punto, fine della guerra all’Europa e possibilità di usufruire senza guerre dannose ed inutili della grande bonaccia dei tassi e delle politiche monetarie espansive, spread che si sgonfia creando condizioni finanziarie simili a quelle della Spagna dove ci si finanzia fino a due anni emettendo titoli pubblici a tassi reali negativi. Quarto e fondamentale, priorità del rilancio di investimenti pubblici e privati rinnovando l’enfasi su Industry 4.0. In un momento come questo di tassi rasoterra non spingere su investimenti pubblici e privati sarebbe un delitto.

Non entriamo nei dettagli ma se si fanno i conti questi cinque punti non richiedono nessuno sforamento dei conti (e con l’Europa benevola post Brexit si possono negoziare condizioni più favorevoli ponendosi da argine contro il populismo e il sovranismo) e non configurano nessuna manovra lacrime e sangue. Quinto e fondamentale. Buttiamo a mare i sondaggi per quattro anni, liberiamoci di questa schiavitù. Quello che conterà non saranno le opinioni di voto domani, dopodomani o tra un mese sarà l’umore degli italiani tra quattro anni che in un’epoca di cambiamenti vorticosi come quella di oggi sono un’eternità. Pensare di dover necessariamente vivere una catastrofe per poter poi voltare pagina e ritrovare la saggezza invece di giocarsi le carte subito è una mancanza di fiducia in se stessi e negli italiani. Non c’è bisogno di rivivere un ventennio fascista per far rinascere l’antifascismo, non c’è bisogno di cinque anni di incubo populista-sovranista per far trionfare l’antisovranismo. La vita e la politica sono adesso (meglio vivere quattro anni così che cinque anni da incubo), gettiamo via il sacchetto dei popcorn e proviamoci

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/08/13/governo-m5s-pd/43199/

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