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Parliamo (troppo) di Bibbiano: la cronaca nera è diventata il core-business della politica

Oltre ogni ragionevolezza, Bibbiano si conferma l’epicentro della sfida per l’Emilia Romagna, il posto dove “bisogna essere”, e infatti ci vanno tutti – non solo i sovranisti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini ma anche le Sardine anti-sovraniste – a conferma di un dato evidente della recente storia politica italiana: la cronaca nera ha smesso di essere spunto per la politica e ne è diventata il core-business, l’ispirazione principale. “Parlateci di Bibbiano” come “il comunismo non passerà”. “Basta bufale su Bibbiano” come “fascisti carogne tornate nelle fogne”. C’erano una volta le ideologie, poi i programmi, e infine è rimasto solo Chi l’ha Visto. Il delitto e il castigo come motore della storia. Il fattaccio come linea di confine tra le tribù di appartenenza. Io sto di qua, contro quel mostro. E tu dove?

La destra-destra è stata senza dubbio l’apripista della tendenza, fin dai tempi in cui Gianni Alemanno conquistò Roma un po’ per la voglia di cambiamento dei romani, molto per lo stupro e l’uccisione della povera Giovanna Reggiani da parte di un nomade accampato a Tor di Quinto, qualche mese prima del voto per il Campidoglio. In tempi più recenti il triste destino di vittima-icona politica è toccato a Pamela Mastropietro e Desiree Mariottini, due ragazzine straziate da stranieri spacciatori, due fini orribili, due campagne politiche di successo che per mesi hanno spaccato il Paese. “La sinistra ha le mani sporche di sangue” (Salvini). “Questa è diventata l’Italia in mano alla sinistra e ai buonisti” (Meloni). Nel caso di Desiree, il Capitano era addirittura ministro dell’Interno – in teoria è lui che avrebbe dovuto rispondere dell’indisturbato suk di spaccio a San Lorenzo – ma riuscì a rovesciare il paradigma, a trasformarsi da possibile accusato in Grande Accusatore, riversando sull’opposizione il discredito dovuto ai complici, lo stigma dei favoreggiatori.

La sinistra, peraltro, ci ha messo del suo. Anche da quella parte si percepisce la cronaca come un dato ideologico e risulta difficile l’anatema contro personaggi giudicati in qualche modo “affini” o appartenenti a mondi che è necessario difendere. Il crimine dell’immigrato o dello psicoanalista engagé mette in crisi, obbliga a parole felpate, in una surreale estensione alla cronaca nera dell’antico eufemismo sui “compagni che sbagliano” che rivestì il giudizio sul terrorismo. Nel caso specifico, il Pd avrebbe potuto tranquillamente mettere alla porta quelli di Bibbiano, rifiutandosi di condividere il solo dubbio di irregolarità nel trattamento psicologico e nell’affidamento di bambini, ma ha preferito prima la cautela e poi la denuncia dell’ingiusta gogna. È vero, quella gogna politica era ingiusta, non ci sono ancora sentenze e nemmeno rinvii a giudizio, ma una parola sul merito del caso – le intercettazioni le abbiamo sentite tutti – forse poteva dirla con più convinzione, cancellando il sospetto di difendere l’indifendibile.

È così che Bibbiano è diventata la scena principale della campagna emiliana, il palcoscenico elettivo della destra e della sinistra nella ricerca del segmento elettorale del voto di opinione, quello che una volta si muoveva per le suggestioni ideali costruite dai partiti e oggi va ai seggi sull’onda di un’emozione, di una rabbia, di un caso clamoroso che ha fatto parlare i giornali e la tv. Con Bibbiano o contro. Con la Hansel e Gretel o contro. Sottovalutare il peso della tribù che vota suggestionata dalla cronaca nera sarebbe un grave errore e forse, tra le nuove competenze che la politica anti-sovranista dovrà acquisire c’è anche questa: imparare a sterilizzare la categoria dei “fattacci” e certi riflessi pavloviani che li accompagnano, oppure addestrarsi a combattere un po’ meglio questo tipo di battaglia.

 

 

 

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