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Per Maria Elena Boschi solo chi ha qualcosa (anzi molto) da nascondere teme una commissione sulle fake news

Mancano poche ore al fischio di inizio della Leopolda numero dieci, quella che quest’anno sarà anche l’evento di consacrazione ufficiale del neonato partito Italia Viva di Matteo Renzi. Maria Elena Boschi, che dalla Stazione Leopolda ha cominciato la sua carriera politica come volontaria all’accoglienza, non vuole svelare nulla. Dal suo studio a due passi dalla Camera, però, monitora il numeri di iscritti all’evento. «Posso solo dire che i preregistrati attraverso il sito superano già il doppio di quelli dell’anno scorso», dice. Ma mentre è partito il countdown per la presentazione del simbolo (scelto tramite il sondaggio online) e della carta dei valori (coordinata da Gennaro Migliore e Lisa Noja) del nuovo partito, la sua prima battaglia in Parlamento targata Italia Viva è sulle fake news.

È lei la prima firmataria della proposta di legge sulla istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta contro la disinformazione, per indagare sulla diffusione “seriale” di notizie false nei cinque anni appena passati, soprattutto in occasione degli appuntamenti elettorali. Compreso quindi quello del 2016, anno del fallimento del referendum costituzionale voluto da Matteo Renzi. Cosa che ha già fatto storcere il naso a qualcuno, non solo all’opposizione ma anche nella maggioranza di governo. Nelle commissioni Cultura e Trasporti della Camera la discussione sul testo è appena cominciata, gli emendamenti ancora non sono stati presentati, ma gli animi sono già in fibrillazione. Soprattutto sulla parte del testo che riguarda le indagini su eventuali influenze straniere nelle campagne elettorali. Che sia la Lega sia i Cinque Stelle non avrebbero visto di buon occhio. «Aspettiamo che le posizioni vengano ufficializzate», dice Boschi, «però nel dibattito molti sono preoccupati di questa parte sulle influenze esterne. Non capisco. Se tutti sono convinti che non ci siano state queste influenze, meglio, diciamocelo che non ci sono. La domanda è: “Chi ha paura della verità?”».

Onorevole Boschi, perché avviare il lavoro politico di Italia Viva con una proposta contro le fake news?
Quando a luglio ci siamo incontrati a Milano con i comitati di azione civile, uno degli impegni presi era stato proprio quello di presentare una proposta di legge per la costituzione di una commissione di inchiesta sulle fake news. Chiaramente, siamo al lavoro per cercare di dare risposte alle priorità delle persone, da evitare che aumenti l’Iva al Family Act, ma non possiamo tralasciare nemmeno un tema che riguarda la libertà dei cittadini e la democrazia. L’obiettivo però non è solo capire come la disinformazione incida sulle campagne elettorali, ma anche come possa agire negativamente sulla vita delle singole persone.

Si riferisce agli attacchi ai politici con notizie false?
Non solo. È un tema che riguarda tutti noi, che può rovinare la vita delle persone prima ancora che le carriere politiche. Pensiamo alla diffusione di notizie false che possono distruggere la reputazione di una qualunque persona. Ma anche, in ambito commerciale, la reputazione di un’azienda o il successo di un prodotto. C’è poi un dibattito che riguarda almeno tutto il mondo occidentale, in Europa e negli Stati Uniti, su come le fake news incidano non solo nella vita quotidiana delle persone ma anche nei processi politici, nei momenti elettorali. Un tema che è di attualità per tutti. Sembra paradossale che solo in Italia non se ne parli. Oggi, alle porte del 2020, il fatto che il Parlamento italiano nemmeno si interroghi su questi temi è un errore. Sarebbe come se alla fine dell’Ottocento non si fossero interrogati sulla rivoluzione industriale.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/10/18/maria-elena-boschi-fake-news-leopolda/43970/

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