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Perché l’Europa e Salvini vogliono la procedura d’infrazione (e stavolta nessuno sta bluffando)

L’Europa non bluffa, Salvini nemmeno. Le ultime ventiquattro ore, con la visita di Conte a Bruxelles, il gelo (eufemismo) con cui è stata accolta la sua contro-lettera, l’isolamento feroce cui è sottoposta l’Italia nelle nomine continentali raccontano alla perfezione l’ostilità e la sfiducia del resto del Continente – sì, anche i nostri “amici” sovranisti – nei confronti della spocchia di chi pensa che una commissione uscente non possa decidere nulla, della sicumera di chi è convinto che nessuno possa permettersi un’Italia che crolla.

Non è così, a quanto pare. Ogni giorno che passa sembra rendere più chiaro che la procedura d’infrazione per debito eccessivo – la prima della storia dell’Unione Europea – contro l’Italia non è solo una minaccia vuota, ma un indirizzo politico da perseguire, qualcosa che faticheremmo a evitare anche se ci impegnassimo a ridurre il debito. Perché siamo gli unici a non aver nemmeno iniziato a risanare i conti pubblici, perché Salvini ha tirato troppo la corda nei suoi sguaiati proclami anti-europei, perché ormai il Belpaese viene visto – a ragione, tocca dirlo – come il cuore dell’internazionale sovranista eterodiretto un po’ da Trump, un po’ da Putin per indebolire l’Unione. Nessuno fa niente per nasconderlo, peraltro.

Ecco perché le cronache raccontano di un Giuseppe Conte preoccupato e scuro in volto, ieri sera. Perché ha capito benissimo che in ballo c’è un gioco in cui le mediazioni stanno a zero. E non solo perché l’Europa non vede l’ora di punirci.

Anche Matteo Salvini sembra non aspettare altro che una procedura d’infrazione, e questo autorizza a ogni possibile dietrologia sulla reale strategia del leader leghista: con una procedura in arrivo il 9 luglio, ci sono i tempi tecnici – sei giorni – per far cadere il governo entro il 15 e prefigurare nuove elezioni a settembre. Anche perché le sparate di Di Battista e le faide interne al Pd non sembrano autorizzare a sperare in una maggioranza alternativa a quella attuale.

Peraltro, con la procedura d’infrazione attivata, sarebbero proprio Conte e Tria, dimettendosi, a premere il grilletto contro l’esecutivo. Matteo Salvini, il mandante morale dell’operazione, potrebbe addirittura raccontare di averla subita a malincuore, di aver lavorato per la continuità. E avrebbe la strada spianata nell’impostare una campagna elettorale fatta di tagli alle tasse e guerre all’Europa: le ovazioni tributategli all’ultima assemblea di Confartigianato raccontano di una pancia del Paese che avalla i propositi bellicosi del Capitano leghista, probabilmente persuaso dall’idea che nel gioco del pollo alla fine saranno gli altri a cedere, che i più furbi siamo noi, e i più furbi vincono sempre.

Il risveglio sarà amaro. Perché un governo Salvini sotto procedura avrebbe pochissimo spazio di manovra. Perché il rischio che le agenzie di rating declassino il nostro debito a livelli spazzatura è più che concreto. Perché a quel punto l’ipotesi di Italexit si farebbe più che mai concreta, soprattutto in caso di maggioranza schiacciante a favore di Salvini & Co.
Chi ancora oggi spera nel buonsenso, nel fatto che Salvini sia un pragmatico che sta solo mediando a là Trump, sparando 100 per ottenere 10, o che l’Europa ci stia solo spaventando, si sbaglia di grosso. Questa non è un esercitazione.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/21/governo-procedura-infrazione-salvini-europa/42612/

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