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“Pidioti” e “grullini” smettete di farvi la guerra. Ora è il momento di battere Salvini

Quando eravamo pidioti… Pensandoci bene, potrebbe essere il titolo di un kolossal sulla nostalgia politica: smarrimento e dubbi. Già, quando eravamo pidioti la terra era ancora piatta, le certezze copernicane non più intatte fra noi, allora però sapevamo perfino che, d’improvviso, o magari a lento rilascio, nelle dinamiche della genetica politica, anche molto per demerito della sinistra, era germinato una sorta di baccellone minaccioso prossimo a ciò che appare ne “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel; una sostanza difficile da definire con esattezza ideologica, un ircocervo direbbero i colti, i “professoroni”, i “buonisti”, i laureati, sadicamente sicuri di non essere compresi dagli statisti improvvisati, passati, metti, da un lavoro di addetti di laboratorio d’analisi cliniche, le provette di urine fra le mani, a parlamentari, sottosegretari, e proprio sotto la buona stella ormai forse cometa del MoVimento miracoloso o dei miracolati, Luigi Di Maio in primis. Tutti lì a simboleggiare comunque il nuovo, o comunque l’accesso in luoghi altrimenti impenetrabili da parte di un ceto improbabile, talvolta perfino creature provenienti dall’alto sottoproletariato che ancora sente risuonare dentro di sé un umanissimo «… cazzo, chi me l’avrebbe detto?». Una formazione, almeno agli esordi, ludico-politica, dove tutto sembrava agitarsi come dentro un grande girmi fieristico, un dispositivo affidato ora alla cura di Casaleggio padre ora all’estro di Beppe Brillo, il comico. Il risultato? Una centrifuga che metteva insieme sia rifiuto dell’alta velocità, la cosiddetta TAV, sia difesa dell’acqua pubblica, tra comunitarismo e pensiero giacobino al gazebo dell’Onestà, dell’Honestà, secondo altri. Con il condottiero, Grillo, apparentemente, almeno agli esordi, invincibile sul canotto a solcare la folla bolognese di piazza Maggiore, oppure infine pronto ad attraversare a nuoto lo Stretto di Messina, come già Garibaldi sbarcato a Marsala con i Mille dalle camicie rosse.

Quando eravamo pidioti – perfino noi che, in verità, mai lo fummo – avevamo tuttavia la certezza di sentire l’acre disprezzo puntuto di chi è pronto ad attribuirti ogni genere di crimine, compresa la colpa ritenere necessari i vaccini e ad affermare la rotondità della Terra… Quando eravamo pidioti avevamo ancora la certezza di meritare ogni insulto dai nuovi arrivati, ben di più di un Veltroni e un D’Alema, le cui foto da ragazzi finirono sulla prima pagina di “il manifesto”, così il giorno in cui affermarono di non esser mai stati comunisti, e soprattutto sotto l’esemplare titolo “Facevamo schifo!” Quando eravamo pidioti, conquistavamo ogni genere di sputo in volto nelle trincee e nei chiringuiti dei social, vedendo così cessare ogni dialettica minima propria della prassi politica quotidiana. Sia del governo sia del suo opposto. Già, se solo avessimo provato a dire, che so, “convergenze parallele” o “concertazione”, subito quegli altri, i grillini, ci avrebbero sbattuti contro un muro irto di cocci di bottiglia, e le nostre parole, per dirla ancora con Grillo, abbattute una dopo l’altra a colpi di apriscatole.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/08/19/pd-m5s-governo/43243/

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