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Pioggia di emendamenti al decreto crescita: i provvedimenti «omnibus» del governo giallo verde

Il “primo assaggio” di una tendenza, quella di introdurre in un decreto misure le più variegate, che ritorna con una certa frequenza con il governo M5S-Lega, arriva a fine novembre quando il decreto fiscale, nel passaggio in commissione Finanze del Senato, “imbarca” un emendamento “omnibus” che prevede anche misure che con il fisco hanno poco a che vedere.

Poi è la volta del decreto semplificazioni: è approvato a febbraio, con il ricorso alla fiducia. Nel provvedimento confluiscono altri due decreti: quello per gli Ncc, già decaduto, e quello per il rinnovo dei consigli degli ordini forensi, che invece sarebbe decaduto il mese successivo. Infine, il decreto crescita: all’esame delle commissioni Finanze e Bilancio della Camera, con quasi 1.300 emendamenti a un testo che già da solo conta 50 articoli, rischia di diventare un contenitore “omnibus”.

Il mega emendamento al decreto fiscale collegato alla manovra
Lunedì 26 novembre. La commissione Finanze del Senato dà mandato al relatore, Emiliano Fenu (M5S) a riferire in Aula sul decreto fiscale, collegato alla manovra. Poche ore prima la Commissione ha approvato un emendamento che prevede misure diverse: dallo stop al condono con l’integrativa speciale, sostituito dalla sanatoria degli errori formali, al rinnovo del bonus bebè per il 2019, a un fondo ad hoc per il maltempo. E poi, ancora, misure per Campione d’Italia, l’abbattimento delle tasse per le sigarette elettroniche e la nuova tassa sui Money transfer. Insomma, il provvedimento diventa “omnibus”.

Il decreto semplificazioni ingloba due decreti
Febbraio è un mese “strano”. Per la prima volta da novembre, come ricorda il sito openpolis, il governo Conte non ha presentato decreti legge. Una novita che piu che altro è stata una necessità, visto l’alto numero di provvedimenti in discussione la cui decadenza si stava avvicinando. Di qui, il “caso” decreto semplificazioni. L’esecutivo lo approva ponendo la nona fiducia da inizio legislatura. Il provvedimento ha inglobato due decreti e, quindi, le misure le più svariate. Diventa una sorta di “decreto omnibus”: una sorte, quest’ultima, che tradizionalmente appartiene ai decreti milleproroghe, il provvedimento che ogni anno serve a rimandare scadenze e termini, e nel quale finisce di tutto.

Quasi 1.300 emendamenti al decreto crescita
Più recente il destino del decreto crescita, che rischia di confermare la “moda” gialloverde di testi omnibus. I partiti, complice anche l’imminente scadenza delle europee, hanno depositato quasi 1.300 proposte di modifica. Circa trecento proposte arrivano dalla sola maggioranza, compreso il “pacchetto” pro famiglia del ministroleghista Fontana che rischia però di subire la tagliola dell’inammissibilità. La prossima settimana, con lo stop alle proposte inammissibili per materia o senza copertura adeguata, si inizierà a capire che aria tira davvero su quella che sempre più si sta trasformando in una “manovrina” da sapore elettorale. Il voto vero e proprio, infatti, non partirà prima dell’appuntamento con le urne del 26 maggio: è già in calendario a partire dal 28 maggio, ma i tempi facilmente si allungheranno.

M5S-Lega, travasare pdl semplifica-fisco nel provvedimento
Entrambi gli azionisti della maggioranza, Lega e M5S, puntano a portare a casa in tempi rapidi l’intero pacchetto di semplificazioni fiscali. Come? Travasando nel decreto crescita la proposta di legge Ruocco-Gusmeroli appena approvata dalla Camera. Ecco allora un pacchetto di 9 emendamenti che raccoglie l’intero testo, suddiviso nei vari argomenti, che vanno dalla riscrittura del calendario fiscale allo stop alle tasse sugli affitti non riscossi. Decreto crescita sempre più omnibus. Come da consuetudine.

 

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