Prima Pagina>Politica>Roberto Giachetti: “Italia Viva sarà un Pd che ce l’ha fatta”
Politica

Roberto Giachetti: “Italia Viva sarà un Pd che ce l’ha fatta”

 

Un riformismo che cresce oltralpe, con origini nostrane e un futuro inedito. La nuova creatura di Matteo Renzi, Italia Viva, è tutto questo e molto altro. Almeno dalle parole di Roberto Giachetti, membro di peso della neo “casa” renziana. Lontana dall’ombra di un Pd stanco e confuso, vicino a quel Pd teorizzato 10 anni fa al grido di riformismo o morte. «Italia Viva sarà un partito libero di esprimere un riformismo europeo e palesemente distante da quello del Pd. La realizzazione del progetto originario del Pd sarà molto più Italia Viva di quel che resta di quest’ultimo».

Roberto Giachetti, non crede che dividersi in un momento politico simile possa trasformarsi in una debolezza?
In realtà no. Anzi, penso che questa divisione fosse indispensabile, partendo dal fatto che non posso condividere un futuro nel quale la maggioranza di governo venga divisa con il Movimento 5stelle, proprio per ricostruire un centrosinistra unitario nel Paese. È del tutto evidente che il Pd, dopo le scelte fatte da Zingaretti nella corsa alla segreteria, è un partito che sta subendo una torsione da quello che era il suo disegno originario. Le modifiche statutarie, per la proiezione politica di un partito fondamentali, stanno praticamente azzerando il cuore del progetto. E non stiamo parlando di un particolare, ma di un pezzo di dna della cultura dem.

Lo ritiene abbastanza per giustificare lo strappo?
La torsione coinvolge anche il piano politico. Le opzioni in campo non permettono la creazione di una maggioranza di centrosinistra nel Paese, per il semplice motivo che il Pd non ha una proposta politica che parli a un altro mondo, condannandosi così alla scelta eterna di fare alleanze con i 5 stelle. La divisione politica è stata necessaria per dare vita a una realtà politica che sia in grado di parlare ai tanti elettori che in questo momento non si sentono soddisfatti dall’attuale panorama: quel 40% di prateria aperta, che con tutto quello che è successo, se avessero voluto scegliere Salvini, lo avrebbero già fatto alle Europee, così come per il Partito democratico. Non hanno scelto né uno né l’altro, sono queste le persone che dobbiamo convincere per far tornate in forze il centrosinistra.

La vostra decisione, in questo modo, rischia però di minare l’esistenza stessa del famoso fronte unito nato contro i sovranisti…
Personalmente non ho mai pensato che il fronte anti-Berlusconi fosse una grande idea, come del resto si è poi dimostrato. Oggi fare il fronte contro i sovranisti purtroppo non ti porta da nessuna parte. Per battere i sovranisti o i populisti c’è bisogno del consenso dei cittadini, che al momento non sono in linea con il suddetto fronte, bensì sono alla ricerca di un nuovo progetto. Noi ci proponiamo per colmare quel vuoto, con una formula riformista, di cambiamento, un’avventura con i suoi rischi. Questo Paese non riesce a ingranare perché ad oggi la politica è ingessata.

Ci dobbiamo aspettare un derby interno tra Italia Viva e Pd?
Renzi ha voluto questo governo, quindi noi stiamo all’interno di una cornice che, giustappunto, rimane solo tale. Faremo sentire la nostra presenza, anche se, come in tutti i governi di coalizione, ci sarà bisogno di trovare una sintesi.

In termini di programma, invece, cosa vi contraddistinguerà?
Un esempio pratico può essere il problema del family act: non è una cosa da poco, i problemi delle famiglie, gli assegni per coloro che hanno figli, la questione della genitorialità, gli asilo nido gratis. Tutte cose che sono già venute fuori dalle proposte della ministra Elena Bonetti. Stessa storia per la crescita. Ovviamente le fattezze del programma saranno notificate in futuro, detto questo, mettere in campo una posizione, nella sintesi, con un suo peso.

Non avete paura che gli elettori possano rinfacciarvi il fatto di aver abbandonato una causa da voi stessi ideata per dar vita all’ennesimo partito?
Finché ci è stato possibile siamo stati leali nei confronti della nuova segreteria Pd, ma il problema vero non è dividersi quando non è più possibile stare insieme. Venendo da una storia e da una cultura radicale, non ho mai vissuto lo stare in un partito come lo stare in una caserma: sto dentro un partito se condivido le regole interne e la sua linea politica. Qui sta la differenza dai precedenti comportamenti nei confronti di Renzi (i comitati del no da parte di Bersani e D’Alema in primis): noi non siamo rimasti dentro a bombardare la leadership di Zingaretti. Non abbiamo voluto fare quello che per cinque anni hanno fatto D’Alema, Bersani e Speranza.

L’idea, quindi, è quella di un riformismo di sinistra simile per molti aspetti a quello teorizzato proprio dal primo Pd. Sicuri di non compiere la loro stessa parabola?
Posso solo dire che con Italia Viva volgiamo ricreare quel Partito democratico che avevamo pensato 10 anni fa. Sarà anche nel modo di fare politica nuova linfa: non è una boutade chiamarlo il primo partito femminista. Strutturalmente Italia Viva metterà in ogni posizione di vertice un uomo e una donna, e non è così un’operazione banale. Magari aiuterà a far diventare metodo quel discorso delle pari opportunità che io ho sempre preferito rispetto alle quote.

Il mercato elettorale deve abituarsi a un nuovo En Marche italiano?
Quello che abbiamo potuto vedere del Partito democratico è la manifestazione di un partito stanco. Italia Viva sarà un partito libero di esprimere un riformismo europeo e palesemente distante da quello del Pd. La realizzazione del progetto originario del Pd sarà molto più Italia Viva di quel che resta di quest’ultimo.

Ci saranno nuove adesioni illustri nel partito?
Quello che sta succedendo è allucinante: siamo bombardati di richieste per i comitati civici, per le firme di petizioni e per incontri con i cittadini. L’impressione è quella di aver rimesso d’animo le persone, e se questo accade nel Paese, non mi meraviglia che possa accadere anche all’interno del Parlamento.

Così come accadrà per i sindaci storici, elementi fondamentali per istaurare un legame con l’elettorato…
Sia Nardella sia Gori, per fare solo due nomi, hanno dato un contributo unico alle città che amministrano. Un contributo non da poco per la creazione di una nuova centralità del centrosinistra. Hanno fatto una scelta, che rispettiamo anche se non condividiamo. E adesso come prima continueremo a dargli tutto l’aiuto possibile.

 

 

 

 

 

www.linkiesta.it

Rispondi