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Roberto Gualtieri è l’unico prodotto di successo del governo giallorosso

Roberto Gualtieri potrebbe essere il prossimo Presidente del Consiglio. Per ora si accontenta di essere il ministro più importante del governo. Discreto, pragmatico, esperto, il ministro dell’Economia è riuscito finora nell’unica impresa concreta dell’era post Salvini: non far saltare i conti dell’Italia. Una settimana fa lo spread tra Btp e Bund è sceso a 126,5 punti base. Non era così basso da maggio 2018, il mese prima che entrasse in carica lo sciagurato governo gialloverde. Merito è anche della sua legge di Bilancio con cui ha scongiurato l’aumento automatico dell’Iva: 23 miliardi di tasse posticipati. Almeno per ora.

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Ha rassicurato i creditori italiani e stranieri che detengono il nostro debito pubblico e ha evitato una procedura d’infrazione dalla Commissione europea. Risultati che danno respiro a una maggioranza litigiosa e inconcludente, in attesa del cronoprogramma di riforme per il 2023 di Giuseppe Conte e dell’anima del governo che Nicola Zingaretti sta cercando da mesi, ma non ha ancora trovato. In mezzo a vertici notturni, dossier procrastinati e la paura che Matteo Renzi stacchi la spina, il circo mediatico guarda Gualtieri come si fa con Beppe Vessicchio durante il Festival di Sanremo: se c’è lui ad agitare la bacchetta, va tutto bene. «Io guardo ai fatti. Italia Viva ha votato la fiducia. Sarebbe meglio avere meno polemiche e più fatti. Com’è razionale che sia il governo va avanti perché ci sono molte cose da fare. La stabilità è importante per affrontare i problemi del Paese», ha detto mercoledì in un’intervista a Skytg24.

C’è un motivo se Gualtieri, e non il presidente Conte, è stato l’unico membro del governo contattato dall’amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo Carlo Messina dopo il consiglio di amministrazione che ha approvato l’offerta pubblica di acquisto su Ubi Banca. E quel motivo, sussurrano i maligni, sarebbe il portavoce del presidente del Consiglio, Rocco Casalino, troppo disinvolto con i messaggi audio verso i giornalisti, come ha dimostrato Linkiesta. Il ministro dell’Economia è talmente affidabile da aver fatto l’impresa di mettere d’accordo Partito democratico, Liberi e Uguali e Italia Viva che lo hanno scelto come candidato unitario del centrosinistra alle elezioni suppletive del prossimo primo marzo per scegliere il deputato del collegio Roma 1 della Camera.

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Certo, i numeri dell’economia italiana a oggi sono impietosi. Secondo la Commissione europea il prodotto interno lordo crescerà solo dello 0,3% nel 2020, ultimi nell’Unione europea, anche se il ministero dell’Economia prevede 0.6%, un decimale in più delle stime di Banca d’Italia e Fondo Monetario Internazionale. Vedremo, intanto nel 2019 la produzione industriale è torna a scendere dopo 5 anni: -1,3%. «Abbiamo trovato l’Italia che andava più piano degli altri Paesi. A questo si è aggiunto il rallentamento dell’economia globale», ha detto Gualtieri. Difficile dargli torno dopo l’anno “bellissimo” appena trascorso. Ma questi dati e il calo del Pil dell’ultimo trimestre 2019 (-0,3%) non possono essere imputati al governo Conte 2, entrato in carica a settembre.

Eppure il ministro dell’Economia, ha piazzato qualche pepita nell’ultima legge di bilancio che fanno ben sperare. Per esempio 3 miliardi per ridurre il cuneo fiscale a circa 16 milioni di lavoratori che guadagnano fino a 40mila euro lordi all’anno. O il bonus rafforzato per gli asili nido che da 2.500 e 3.000 euro per aiutare le famiglie. Misure che non prendono i titoloni dei giornali come quota 100 e reddito di cittadinanza, ma hanno il pregio di non costare uno sproposito e di rivolgersi a una platea ampia. Lo certifica la relazione sul Benessere equo e sostenibile 2020 inviata dal Tesoro al Parlamento. Con le misure della legge di Bilancio di Gualtieri il reddito medio disponibile degli italiani aumenterà di oltre 1500 euro rispeto al 2019: +2,2% nel 2020 e +2,7% nel 2021. Così come sembrano interessanti i green bond che il Tesoro emetterà per finanziare la ristrutturazione delle scuole italiane e garantire la piena efficienza energetica in quegli stabili pubblici. Tradotto:una bolletta più bassa per lo Stato.

Pepite dicevamo, perché c’è ancora tanto da fare. Il Coronavirus promette di far danni anche alle esportazioni italiane e l’economia mondiale sta rallentando, ma la sensazione è che ci sia stata negli ultimi mesi una svolta al ministero dell’Economia. Nel Conte 1, Giovanni Tria era ostaggio delle disastrose scelte economiche dei suoi compagni di governo. Cercava di metterci una pezza, ma navigava a vista. Mentre nel Conte 2, Gualtieri sembra più guidare che subire la linea economica di una maggioranza di governo sfilacciata e senza idee. Forse lo ha aiutato l’esperienza a Bruxelles e Strasburgo, dove è stato per cinque anni presidente della Econ, la commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo. Un ruolo prestigioso in cui è stato rieletto per acclamazione dopo le elezioni europee, ma che ha dovuto lasciare per andare al governo. E per come stanno andando le cose, non tornerà presto in Europa. Serve a Roma.

https://www.linkiesta.it/it/article/2020/02/21/roberto-gualtieri-economia/45500/

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