Savoini si è avvalso della facoltà di non rispondere
Ieri Savoini si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma è chiaro che l’inchiesta dovrà chiarire se nei fatti abbia avuto un ruolo in operazioni di finanziamento alla Lega da ambienti russi. Di fatto il suo ruolo di “intermediario” si sarebbe sviluppato anche su altri fronti imprenditoriali. Nulla di irregolare, salvo che le commissioni per il suo ruolo di trait d’union non siano finite in modo irregolare alla Lega. Di certo c’è che le inchieste delle procure di Milano, Roma e Genova sulla Lega hanno individuato un punto comune: operazioni “opache” che avrebbero un’unica matrice nella truffa da 49 milioni di euro, ossia i finanziamenti pubblici svaniti nel nulla. Le informative investigative tracciano una presunta strategia, per far perdere il filo dei finanziamento che giungono al Carroccio. Attraverso la sospetta costituzione di più «casseforti» – ad esempio sotto la forma giuridica delle associazioni – si tenterebbe di far svanire le erogazioni private del partito. Soldi che diversamente sarebbero sequestrati dalla Procura di Genova, che indaga proprio sulla truffa da 49 milioni.

Le inchieste delle procure di Milano, Roma e Genova sulla Lega hanno individuato un punto comune: operazioni “opache” che avrebbero un’unica matrice nella truffa da 49 milioni di euro, ossia i finanziamenti pubblici svaniti nel nulla

La rete di contatti con i russi
Savoini e D’Amico entrano in contatto con Dmitri Peskov, portavoce di Putin. Una rete di rapporti che si estendono anche ad Aleksej Pushkov, parlamentare del partito di Putin Russia Unita. A questo si aggiunga anche la relazione con Andrej Klimov, alto funzionario di Russia Unita, componente di Katehon, un «un think tank indipendente – si legge sul sito internet – organizzato in una rete internazionale di persone provenienti da discipline diverse e varie, specializzate in analisi geopolitica, geostrategica e negli eventi del mondo politico». Katehon è controllato dall’oligarca russo Kostantin Malofeev, personaggio legato a Putin che diffonde attraverso i media il pensiero «anti-europeista» di Aleksandr Dugin, lo stesso che a novembre 2016 intervista Matteo Salvini su una emittente di proprietà dello stesso Malofeev. Ambienti russi, dunque, che sostengono i conflitti di Crimea e del Donbass.

Avdiivka, al centro della guerra riesplosa in Donbass

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L’ex candidato di Forza Nuova e l’arsenale per il Donbass
Non è un caso se proprio in Italia gli investigatori hanno scoperto un arsenale destinato probabilmente alla guerra del Donbass. Tra le armi è stato trovato un missile aria-aria Matra utilizzato dalle forze armate del Qatar. In manette è finito Fabio Del Bergiolo, 60 anni, ex funzionario della dogana aeroportuale, nel 2001 candidato alle elezioni politiche tra le fila di Forza Nuova. Attraverso decine di intercettazioni telefoniche, gli inquirenti di Torino sono risaliti ad altri due soggetti, Fabio Amalio Bernardi, 51 anni, e Alessandro Michele Monti, 42 anni. I personaggi coinvolti, in passato hanno preso parte al conflitto armato nella regione ucraina del Donbass, a fianco delle milizie di estrema destra.

https://www.ilsole24ore.com/art/savoini-trait-d-union-imprese-italiane-e-russia-si-seguono-soldi-ACQoYzY

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