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Salvini a sorpresa: col Movimento 5 Stelle nulla è chiuso

Fonti vicine al leader della Lega lasciano trapelare che con Di Maio, al di là delle dichiarazioni ufficiali, i contatti ci sono. E mentre il Pd è sempre più diviso, se l’accordo tra i vincitori delle elezioni dovesse saltare, non resta che il voto

Roma – Le voci si fanno sempre più insistenti, nelle giornata in cui il presidente della Camera riceverà il Partito democratico (alle 11) e poi i grillini (alle 13) per quindi salire da Sergio Mattarella e riferire l’esito del secondo giro di consultazioni: Salvini assicura che il canale con il Movimento è ancora aperto e lo stesso canale sembra essere tenuto in vita anche dai grillini.

Che sia più un augurio che una realtà presto lo si verrà a sapere. Intanto Maurizio Martina confessa che il tentativo di accordo con il M5s è quantomeno inedita ed inattesa e che non sara’ una passeggiata. “Combatto. Ci provo fino in fondo“. E dalle sue parole si capisce quanto scetticismo aleggi intorno all’impresa, non solo nel Pd. Anche nei 5 Stelle non è un coro trionfale. Le due comunità, dem e grillina, si stanno dividendo tra favorevoli e contrari all’intesa. Dopo le polemiche sui social, ieri ci ha pensato Matteo Renzi, ex segretario Pd con una solida base parlamentare, a condurre un suo personale sondaggio tra i cittadini di Firenze incontrati durante le celebrazioni del 25 aprile. Da oggi saranno i vertici dei due partiti a svolgere una sorta di referendum sul possibile dialogo. In ballo ci sono il programma, certo, ma anche la premiership di Luigi Di Maio.

Intanto Mattarella si basa solo sulle dichiarazioni e i tentativi ufficiali fatti nelle scorse settimane nelle sedi istituzionali. E questi, per tre volte, hanno certificato l’impossibilità sia di una intesa dei grillini sia con il centrodestra che con la sola Lega, né dai tre giorni di tempo dati per riflettere dopo l’esplorazione Casellati sono giunte novità. Fallito il tentativo M5s-Pd, dunque, l’opzione residuale sarebbe solo il governo di responsabilità. Ma sia Di Maio che Salvini si sono detti indisponibili e, senza i loro voti, questo esecutivo non avrebbe i voti per superare il passaggio della fiducia alle Camere, se non con una astensione che lo renderebbe di fatto un governo di minoranza, fragile, instabile e di corta durata.

Il rischio di tornare al voto in autunno quindi diventa uno spettro sempre piu’ presente nei palazzi della politica, a cominciare dal Quirinale. Dove lo si considera un rischio per il Paese, ma dove si cominciano a fare i conti con questa ipotesi in modo molto piu’ pragmatico e concreto di qualche settimana fa.

E che il rischio di ritorno alle urne c’è lo conferma Maurizio Martina al termine di una giornata dedicata alle celebrazioni della Liberazione dal Nazifascismo, ma durante la quale il tema della trattativa con il Movimento 5 Stelle ha toccato i discorsi di tutti i leader, da destra a sinistra. Nel Partito Democratico c’è la netta sensazione che la spaccatura possa arrivare da un momento all’altro, anche perché l’ala governista favorevole a un accordo con i pentastellati va allargandosi acquisendo forza politica. Ma la dirigenza del partito è tutta con Renzi.

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