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Salvini-Tria, tensioni sulla flat tax. Sul governo torna lo spettro della crisi

Non ci saranno «prove muscolari» con la Commissione europea, assicura il premier Giuseppe Conte. Ma il suo ottimismo sulla costruzione della prossima manovra e sul rispetto del Patto di stabilità e crescitacozza contro le tensioni all’interno dell’Esecutivo, emerse in tutta evidenza nel vertice economico di mercoledì 12 giugno a Palazzo Chigi. Che si è avvitato intorno al nodo dei nodi: le coperture per varare la flat tax, quel «pesante taglio delle tasse» che la Lega di Matteo Salvini ritiene imprescindibile.

Sette tavoli, sette sfide
Come nel più classico dei copioni della vecchia politica, l’incontro è stato definito interlocutorio, ha visto l’abbandono da parte di Salvini, irato dalle obiezioni del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e si è concluso con la decisione di avviare sette tavoli, quasi sette matasse da sbrogliare nel tentativo di riuscire a disinnescare l’aumento Iva da 23 miliardi e al contempo ricavare risorse per la riforma del fisco: spending review, tax expenditures, flat tax, privatizzazioni, cuneo fiscale, investimenti, export e Sud.

Il rischio di buchi nell’acqua
Molte poste sono collegate tra loro: il Carroccio punta proprio sulla revisione della giungla delle agevolazioni fiscali per ricavare almeno 10 miliardi da destinare alla riduzione delle tasse e al taglio del cuneo. Una partita che, esattamente come quella della spending review, negli anni si è sempre conclusa con un fallimento. Perché quando c’è da tagliare le resistenze abbondano. Il capitolo privatizzazioni, da cui nella scorsa manovra il Governo aveva assicurato di poter ricavare 24 miliardi in due anni, è rimasto al palo. Lo scetticismo dei commissari europei è evidente, se lo bollano come «obiettivo non raggiunto» fermo al massimo allo 0,3% del Pil. Altri incassi mancati, che pesano come macigni sul target del taglio del debito. L’idea di “scudare” i contanti nellecassette di sicurezza, avanzata ieri da Salvini, rivela quanto sia aperta la caccia ai fondi.

GUARDA IL VIDEO – Condono sulle cassette di sicurezza: ecco perché Salvini vuole la “pace fiscale”

Lo spettro della crisi
Quanto alla Lega convenga intestarsi una legge di bilancio senza ossigeno e senza margini di manovra al di fuori del tracciato indicato dall’Europa è la domanda che corre di bocca in bocca tra i parlamentari. Per questo nessuno tra i leghisti se la sente ancora di archiviare lo spettro della crisi e del voto anticipato, che i Cinque Stelle invece, indeboliti e alle prese con una faticosa riorganizzazione interna, vedono come fumo negli occhi. Conte, dal canto suo, ha annunciato una lettera a Bruxelles per chiedere l’apertura di un confronto per la revisione delle regole. Quasi una mossa preventiva, non tanto per incidere sulla trattativa sulla procedura, quanto per placare la furia leghista. Salvini, nel pomeriggio, riunisce i ministri della Lega. E detta di nuovo la sua agenda rivendicando le «proposte sulla riforma della scuola, sul sostegno ai disabili disabili (aumento pensioni di invalidità e riconoscimento Lingua dei Segni), sulla riforma fiscale (taglio tasse e liberazione di cantieri e opere pubbliche, impianti sportivi nelle periferie compresi), sulla difesa dei prodotti agroalimentari italiani e il superamento della Bolkestein nonostante l’opposizione dell’Ue, sull’approvazione dell’autonomia per rendere l’Italia un Paese più moderno, efficiente e responsabile, sul taglio
della burocrazia e l’efficienza degli uffici pubblici».

Gli scenari
La finestra elettorale per votare a settembre si chiuderà a metà luglio, quando già sarà chiaro se l’Ecofin (la riunione è prevista per il 9 luglio) avrà avviato o meno la procedura d’infrazione raccomandata dalla Commissione Ue. Le prossime tre settimane saranno quindi cruciali per vedere le carte di Salvini e capire se e come la faglia aperta tra i vicepremier e l’asse Conte-Tria possa ricomporsi. Ma fonti parlamentari non escludono neppure un altro scenario: che la frattura definitiva si possa consumare proprio a settembre. In modo plateale. Lasciando ai tecnici la responsabilità della manovra. E preparandosi a nuove elezioni in primavera. Con l’arma dell’“Europa matrigna” da brandire. «Fantapolitica», la liquida un big pentastellato. Che però allarga le braccia e riconosce: «In questo momento è Salvini che decide».

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